Petrilli: «Contro di me accanimento giudiziario»

21 Aprile 2017

Dopo l’assoluzione ecco lo sfogo dell’ex presidente Aret, che rischiava il carcere «Ero fiducioso ma ho passato sei anni infernali in attesa del verdetto»

di Giampiero Giancarli

L’AQUILA

«. Contro di me c’è stato un accanimento giudiziario: ora sono sereno ma ho vissuto sei anni con il terrore di finire in cella senza una ragione».

Questo lo sfogo di Giulio Petrilli, ex presidente Aret, dopo che la Cassazione ha annullato una condanna a otto mesi di reclusione (senza i benefìci di legge) per abuso di ufficio. Il caso giudiziario è ormai chiuso anche perché è intervenuta la prescrizione. Petrilli tiene a precisare, al di là del verdetto definitivo, che la condizionale non viene solitamente negata in caso di condanne sotto ai due anni di reclusione.

I fatti risalgono al periodo tra il 2006 e il 2008, quando Petrilli era presidente dell’Aret (Azienda regionale edilizia e territorio). Nel mirino la regolarizzazione della posizione lavorativa di cinque dipendenti, all’epoca part-time e poi assunti a pieno titolo. L’Aret, tra l’altro, un paio di anni dopo fu soppresso per confluire in un altro ente.

«Nei miei due anni di presidenza», dice ancora Petrilli, «ho sempre fatto tutto in regola anche per andare incontro alle esigenze dell’azienda ed è stata una gestione all’avanguardia. Per esempio ho ridotto drasticamente il compenso del direttore da 110 a 39mila euro annui e ho cercato di mettere su una pianta organica stabilizzando delle persone anche perché, se si vogliono centrare degli obiettivi, non si può andare avanti con delle consulenze. Inoltre, nel mio periodo di presidenza riuscimmo ad avviare una serie di importanti sbaraccamenti nella regione che prima non erano ai stati fatti».

«Questi sei anni che ho passato in attesa di un’assoluzione», aggiunge, «sono stati tremendi non solo sotto il profilo dello stress ma anche perché ho avuto come pena accessoria anche otto mesi di interdizione con una serie di limitazioni che mi hanno impedito di fare tante cose». «Ero fiducioso», conclude, «che finisse bene e credo che a mio favore abbia giovato la considerazione, da parte dei giudici, che ho passato anni in carcere da innocente come certificato dalle sentenze».

«Quanto avvenuto», dice Piergiovanni Battibocca, promotore di un appello a favore di Petrilli che ha riscosso molte adesioni, «rappresenta il normale coronamento di uno sforzo collettivo rappresentato dalle firme di sostegno di ben 273 giusti che hanno sottoscritto il loro nome sulla petizione avviata solo 3 mesi fa e, che in una manciata di settimane ha trovato il consenso e la adesione di illustri personalità e tredici consiglieri del Comune dell’Aquila di varie formazioni politiche».

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