Petrilli: la mia storia di ingiusta detenzione

26 Gennaio 2017

Finisce in tv la disavventura giudiziaria dell’uomo assolto dal reato di partecipazione a banda armata

L’AQUILA. Sei anni di carcere duro pur essendo innocente e nessun risarcimento, anzi, la beffa di dover contribuire alle spese giudiziarie.

La storia di Giulio Petrilli torna in televisione in “Tempo & denaro”, il format condotto da Elisa Isoardi su RaiUno.

Un programma che si dichiara dalla parte del cittadino consumatore tra attualità e consigli per evitare gli sprechi e risparmiare. Petrilli, in collegamento dall’Aquila al microfono di Ivan Bacchi, ha raccontato la sua incredibile storia giudiziaria: venne arrestato il 23 dicembre 1980 con l’accusa di partecipazione a banda armata per un suo presunto coinvolgimento nell’organizzazione “Prima Linea”: dopo quasi sei anni di carcerazione preventiva, venne però dichiarato innocente.

Una vicenda di malagiustizia che è anche figlia di un periodo difficile per la storia del nostro Paese, in cui in nome della lotta al terrorismo si sacrificavano, a volte, le garanzie costituzionali.

A quei tempi, Petrilli era uno studente universitario di poco più di vent’anni. L’allora pm Armando Spataro emise il mandato di cattura, chiedendo una condanna a undici anni, con l’accusa di partecipazione a banda armata con funzioni organizzative. Fu condannato in primo grado a otto anni di reclusione.

Cambiò vari carceri, vivendo in un regime detentivo peggiore dell’attuale 41-bis: quello regolato allora dall’articolo 90, che prevedeva l’isolamento totale. In appello Giulio Petrilli fu assolto e nel maggio dell’86 tornò definitivamente libero con la sentenza di assoluzione confermata dalla Cassazione. Nonostante l’errore giudiziario, Petrilli non è mai stato risarcito.

Dal momento della scarcerazione ad oggi, si batte per i diritti civili dei detenuti. Oggi rischia di nuovo il carcere perché, come presidente dell’Aret, è stato condannato a otto mesi dopo aver trasformato dei contratti di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato, di cinque giovani dipendenti.

«Il mio attivismo politico in favore del rispetto del diritto dei più deboli», ha sottolineato Petrilli, «ha sempre dato fastidio a qualcuno».

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