Petrocchi: a Natale dobbiamo accogliere la luce della vita

L’arcivescovo, nel suo messaggio, invita chi vive nel disagio «a evitare rancori, litigiosità, violenze e sopraffazioni»
L'AQUILA. Abbandonare le tenebre dell'anima per accogliere la luce della vita. Sceglie una metafora intima e profonda l'arcivescovo metropolita dell'Aquila, monsignor Giuseppe Petrocchi, per inviare il messaggio di Natale alla comunità ecclesiale e civile. Una lettera che rimanda, in più punti, ai passi del Vangelo per lanciare un invito chiaro, anche a chi viene travolto da circostanze ostili e dolorose: abbandonare il buio interiore, l'inquietudine, lo smarrimento, la tristezza e il risentimento. Evitare rancori e litigiosità, violenze, sfruttamenti e sopraffazioni. Solo così si può vedere la luce del Natale.
NON SIATE EGOCENTRICI. «Specialmente nel tempo di Natale, anche Maria bussa alla nostra porta», scrive Petrocchi, «apriamo la porta del cuore e lei, come una madre premurosa , entrerà nella nostra casa e rimarrà con noi. Dobbiamo, però, togliere i sandali dai nostri piedi , cioè evitare gli atteggiamenti superficiali ed egocentrici. Infatti, se è semplice lasciarsi trasportare dall’atmosfera suggestiva del Natale, non è per niente scontato vivere il Natale, come evento di grazia».
NATALE FESTA DI LUCE. «La tenebra è l'oscurità abitata dal male. Chi sta al buio è senza luce, ma la cerca; all’opposto, chi si muove nelle tenebre è contro ogni forma di chiarore. Si fa buio dentro di noi», dice Petrocchi, «quando, a causa dell’impatto con circostanze ostili e dolorose, sperimentiamo una sorta di “notte dell'anima”, che ha i suoi riverberi a livello spirituale, psicologico e fisico. I sentimenti che, in genere, popolano il nostro buio interiore sono: l’inquietudine, lo smarrimento, l’ansia, la delusione, la tristezza, la solitudine, il senso di inadeguatezza, il risentimento. E allora, ci sentiamo persi, procediamo come a tastoni, esponendoci a pericoli, e avvertiamo in modo drammatico la nostra fragilità».
USCIRE DAL TUNNEL. È nel malessere dell'anima, nella tristezza interiore, che bisogna cercare la luce, il monito di Petrocchi: «La tentazione è quella di chiudersi in se stessi e lasciarsi andare, abbandonandosi ad una sorta di letargo dell'anima. Ma la notte non cala solo per avvolgere e nascondere tutto: scende anche per svelare ciò che non si percepisce quando il cielo è illuminato a giorno. Per questo, le notti dell'anima, personali e sociali, diventano spesso una preziosa occasione per riscoprire i valori cristiani e umani, occultati da una vita frenetica e secolarizzata».
ABBANDONATE I RANCORI. «Nelle tenebre», sottolinea il Vescovo nel suo messaggio, «scorrazzano i sentimenti peggiori: rancori, litigiosità, inimicizie, violenze, sfruttamento, sopraffazione. Può accadere che rimaniamo incastrati nei nostri difetti e veniamo inondati dagli sbagli degli altri: e quando subiamo le piccole o grandi alluvioni del male, ci condanniamo ad essere infelici e rendiamo amara anche l’esistenza di chi ci vive accanto. Quando si sta nella notte delle avversità si deve confidare nel Signore».
PRENDERE POSIZIONE. «Il Natale», aggiunge Petrocchi, «ci pone davanti all'urgenza di prendere posizione di fronte al Signore. La nostra risposta deve essere sì o no: dobbiamo “fare verità”, dichiarando da che parte stiamo e dove andiamo. Anche il tentativo di scansare la responsabilità della decisione, ignorandola o rimuovendola, rappresenta già un'opzione negativa: infatti, l’indifferenza esprime la politica della porta sbarrata».
ANNO MARIANO. Infine, un augurio speciale, nell'anno Mariano indetto nella diocesi dell'Aquila: «Dove arriva Maria la luce della concordia si rafforza, le prove della vita vengono superate con successo e le oscurità del peccato battono in ritirata. Anche in questo Natale, la Madre del Signore, offrendoci Gesù, ripeterà a ciascuno di noi, con infinita tenerezza: «Fate quello che vi dirà». Diamole retta, perché anche noi potremo esultare per le grandi cose che Dio compie in coloro che accolgono la sua parola e la mettono in pratica».
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