Petrocchi: riaprire il Duomo

8 Dicembre 2018

Appello del cardinale: priorità alla cattedrale, ma è ancora tutto fermo al 6 aprile 2009

L’AQUILA. I toni vibranti della rinascita e il silenzio della mestizia. Le chiese restaurate e quelle ferme al 6 aprile 2009. Le Anime Sante che tornano alla vita, sotto lo sguardo commosso del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e, pochi passi più in là, il Duomo, desolatamente vuoto distrutto, com’era quella notte del sisma: i due volti dell'Aquila, a quasi dieci anni dal terremoto.
È il cardinale Giuseppe Petrocchi a evidenziare una discrasia che non ha più ragion d'essere. Prima del bagno di folla, in una piazza Duomo festante e animata dalla voce dei bambini, Mattarella ha “ascoltato” il vuoto tombale della cattedrale di San Massimo: una visita frugale, ma necessaria.
«È urgente che ci siano altri giorni di festa per il recupero di altri monumenti identitari», il monito del cardinale Petrocchi.
IL DUOMO FERMO. Il giorno successivo alla visita del Presidente è il momento della riflessione. Delle luci che si spengono, dopo la Festa della Rinascita. La chiesa delle Anime Sante è lì, a simboleggiare la ricostruzione, nel 1703 prima, nel 2009, dopo. Due terremoti che hanno distrutto la città, chiamata ancora una volta a risollevarsi. Ha chiesto informazioni, il Presidente Mattarella, sullo stato dell'arte dei lavori di San Massimo. Sul perché il Duomo, uno dei simboli della città, sia ancora fermo alla notte del sisma, tanto da dovervi accedere con il caschetto di protezione.
FARE PRESTO. «Abbiamo ascoltato, in modo legittimo, i toni della festa», il commento del cardinale Petrocchi, «in occasione della riapertura della chiesa del Suffragio, ma a pochissima distanza c'è il Duomo, che ancora permane in condizioni di degrado. E lì ascoltiamo le voci della mestizia e del silenzio. Allora, bisogna che questa conquista», le parole di Petrocchi, «abiliti tutti a muoversi in modo convergente, perché altri giorni di gioia e di festa, per il recupero di altri monumenti identitari, allietino la storia di questa città».
BUCHI NERI. «Vogliamo le scuole ricostruite», hanno chiesto mostrando i cartelloni i bambini accorsi in piazza. Una delle emergenze irrisolte, con migliaia di studenti da dieci anni nei Musp. E ancora, un lungo elenco di “buchi neri”, che puntellano il centro storico: l'ex sede del Liceo Classico, la Biblioteca provinciale, il Convitto Nazionale, la Camera di commercio, Palazzo Carli, la chiesa di Sant'Agostino, la chiesa di Santa Maria Paganica, Palazzo Branconi e Palazzo Quinzi e Santa Maria dei Raccomandati, solo per citarne alcuni. In ricostruzione, il Teatro Comunale, Palazzo Margherita, sede del municipio, il Forte Spagnolo e Palazzo Ardinghelli. Nessuno di questi edifici sarà pronto per il decennale del sisma.
Fa da contraltare l'Emiciclo, che il presidente del Consiglio, Giuseppe Di Pangrazio, ha aperto agli ospiti in occasione della Festa della Rinascita.
FUORI DAL CORO. Mentre tutti inneggiavano alla riapertura delle Anime Sante, si è levata una voce fuori dal coro. Quella dell'ex sindaco, Massimo Cialente, che, pure emozionato per la cerimonia e la presenza di Mattarella, ha sottolineato «il fermo inaccettabile della ricostruzione pubblica. Chiunque sia il soggetto attuatore, Comune, Provincia, Provveditorato alle Opere pubbliche o Sovrintendenza ai beni culturali, il risultato è sempre lo stesso», ha detto Cialente, «cantieri bloccati da norme e appalti farraginosi, da ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato. Un altro problema è dato dal mancato rispetto delle tempistiche sulla presentazione dei progetti, da parte dei professionisti interni. Da sindaco, ho scritto una lettera al Governo chiedendo di fare dell'Aquila un centro studi per capire dove si inceppa il meccanismo della ricostruzione pubblica. Qui si concentra il maggior numero di opere pubbliche finanziate dallo Stato, che vanno a rilento o non sono mai partite», ha concluso l’ex primo cittadino.
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