Petrocchi: «Vaccini e solidarietà contro il virus-canaglia»

27 Marzo 2021

L’arcivescovo rivolge gli auguri alla comunità aquilana e ricorda gli operai morti sul lavoro nel cantiere di San Pio

L’AQUILA. Contro il «virus-canaglia» servono vaccini, rispetto delle regole e solidarietà. Il cardinale arcivescovo Giuseppe Petrocchi, nel suo messaggio di auguri agli aquilani («alla comunità ecclesiale e civile») per la Pasqua, invita a leggere la pandemia con gli occhi della fede e ricorda i due operai morti a San Pio delle Camere, Cristian Susanu, di 41 anni, e Dzevdet Uzeiri, di 61. Ecco ampi stralci del messaggio.
IL TUNNEL. «Da circa un anno siamo entrati tutti nel grande “tunnel” della pandemia da Covid-19», scrive Petrocchi. «Si tratta di una calamità sanitaria che ha prodotto molte vittime e danni incalcolabili. Un vero disastro: sociale, economico e culturale. Il tempo di Pasqua ci chiama a vivere da credenti il “trauma collettivo” da cui siamo avvolti: quindi veniamo spronati dallo Spirito a scrutare questa emergenza epocale con la luce del Vangelo e con gli occhi della fede. Siamo tenuti, come Chiesa, a fare-Verità sui fatti che ci capitano, per essere capaci di pensare con sapienza e di comportarci da autentici discepoli del Signore, crocifisso e risorto. Questa epidemia rovinosa – di proporzioni planetarie – può essere paragonata a una grande frana, che determina lo smottamento di una montagna, ritenuta salda e compatta. Proprio il cedimento rende visibili gli strati geologici profondi e ne mostra le “fragilità strutturali”, “nascoste” nel sottosuolo. Prima di quello svelamento imprevisto, si aveva una valutazione scorretta dello “status” della montagna: proprio lo sfaldamento mette tristemente a nudo la sua effettiva inconsistenza e ne denuncia le pericolose instabilità: verità inaspettata e “scioccante”, che consente di scoprire precarietà e debolezze prima occultate, e permette di prendere i provvedimenti opportuni».
LE TRASGRESSIONI «Anche comportamenti collettivi evidentemente “dissonanti” rispetto alle misure restrittive emanate dalle legittime Autorità», secondo il presule, «hanno evidenziato vistose carenze nel primato da assegnare al bene comune e diffuse mancanze di disciplina civica. Compaiono mentalità di “impronta” autoreferenziale e comportamenti di stile trasgressivo, dovuti anche alle massicce “dosi di individualismo” sistematicamente iniettate (nella mente, nelle emozioni e nelle relazioni della gente) da una cultura di stampo narcisistico, edonistico e relativistico. Molti – condizionati da queste tendenziosità “percettive”– hanno avvertito le limitazioni come un intollerabile attentato alla libertà del soggetto: di qui la tendenza a oltrepassare la soglia della norma, scivolando in condotte egocentriche e nocive. Grazie a Dio, sono entrati in campo anche comportamenti virtuosi (connotati da commovente dedizione), testimoniati da Appartenenti alle Istituzioni e agli Organismi sociali; così come numerosi cittadini si sono mobilitati per garantire il sopravvento degli interessi generali rispetto a logiche privatistiche. Si possono citare esempi di “altruismo eroico”, spinto fino al martirio: cioè fino al gesto di dare la vita per il bene del fratello. Per tutti i Membri della Chiesa, specie in questo tempo di Pasqua, è necessaria una profonda “revisione di vita”».
VIRUS-CANAGLIA. «Per vincere questo “virus-canaglia”», secondo Petrocchi, «occorrono efficaci e rapidi provvedimenti sanitari – come la vaccinazione di massa – ma anche una “svolta culturale”. La pandemia, infatti, rappresenta una prova epocale: una sfida globale a cui rispondere con accresciuto “tasso” di solidarietà, con un allargamento degli spazi della partecipazione popolare e con una fattiva corresponsabilità, accompagnata da un deciso incremento nella esperienza di fraternità e nella coesione civile. La sfida della pandemia deve pure costituire un’occasione di progresso nella conoscenza-di-se stessi. Guardiamoci dentro e cerchiamo, alla luce del Vangelo, di esaminarci meglio: “cosa” pensiamo, “come” reagiamo, quali comportamenti mettiamo in atto? Quali paure ha provocato in noi questa epidemia? Quali angosce ha evocato? Quali speranze ha mobilitato? In quali forme di sana obbedienza civica e di coraggio gratuito ci ha visti protagonisti? Molti nostri fallimenti sono imputabili al fatto che non siamo stati buoni amministratori di noi stessi. La parola d’ordine dev’essere: cambiarci in meglio. E per evitare propositi generici, destinati a rimanere solo intenzioni astratte, è opportuno polarizzare l’attenzione su alcuni tratti del nostro carattere, che vogliamo trasformare in “direzione-Positivo”: prendendo di mira difetti da smantellare e atteggiamenti virtuosi da potenziare».
COME REAGIRE. «Quando la nostra vita è visitata dai problemi», aggiunge il cardinale, «la risposta dev’essere perentoria: non lasciarsi ingoiare dalla difficoltà, né restare imbrigliati nelle sabbie mobili delle nostre emozioni. Bisogna affidarsi al Padre che è nei cieli e uscire subito da noi stessi, mettendosi ad amare: ciò non significa solo compiere il bene, ma fare il bene che Dio vuole. Con la stessa vigilanza, si deve evitare la tentazione di lasciarsi andare alla mediocrità. Alla luce della Pasqua, la sofferenza, a cui siamo esposti, assume un valore redentivo e diventa esperienza di crescita integrale: spirituale e umana. Ma va vissuta secondo il Vangelo, altrimenti resta evento che ci lacera interiormente e può infettarsi: nella dimensione etica, psicologica e relazionale».
LE VITTIME. «Affidiamo alla misericordia del Signore», conclude Petrocchi, «le vittime del Covid-19, così come accompagniamo con la preghiera le persone contagiate e i loro parenti. Il pensiero, animato da convinta prossimità, corre a quanti hanno subìto danni personali, familiari e professionali a causa della pandemia. Ricordiamo nella preghiera anche i due Operai morti, mentre svolgevano il loro lavoro, in un cantiere di San Pio delle Camere». Il messaggio si chiude «con un forte abbraccio».
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