Pezzopane: briciole per gli eventi miope chi vuole soltanto aperitivi

La deputata Pd difende lo storico Colapietra e muove critiche all’operato dell’amministrazione Biondi: «Si preoccupi di far aggiornare i contributi regionali e anche quelli del Comune alle nostre istituzioni»
L’AQUILA. «Il sindaco Biondi ama la cultura nella misura in cui riesce a lesinare uno scatto in posa con artisti e cantanti, ma quando, un artista, un intellettuale, uno storico pronuncia parole non gradite, il sorriso scompare e riemerge l’indole». La deputata del Pd, Stefania Pezzopane, commenta così la presa di posizione del sindaco, Pierluigi Biondi (FdI), nei confronti delle critiche mosse dallo storico Raffaele Colapietra e dal presidente della sezione aquilana di Italia Nostra, Paolo Muzi, riguardo la mancata ricostruzione di alcuni dei principali luoghi della cultura in città.
«Trovo riduttivo accostare l’immagine della cultura allo stato dell’arte di alcune realtà. Si può fare a prescindere» aveva replicato Biondi, «se questi intellettuali che ora vengono a muovere critiche si fossero attivati a tempo debito probabilmente ora avremmo potuto lavorare con una legge che consentisse una ricostruzione pubblica più veloce». Parole che hanno suscitato reazioni e che non piacciono neanche alla deputata del Partito democratico.
IL FESTIVAL. «L’Aquila ha prima perso il Festival della partecipazione e poi il Festival degli incontri, con 700.000 euro di fondi dello Stato», risponde Pezzopane, «solo perché al sindaco non piaceva Zero calcare, vincitore di premi, presente con successo a decine di manifestazioni».
PIANO REGOLATORE CULTURALE. La deputata, poi, rimarca: «Il professor Colapietra nella sua bella intervista sul Centro parlava, con la consueta energia, delle ristrutturazioni dei luoghi fisici. E poneva l’accento su biblioteca e Archivio di Stato; anche Muzi aveva giustamente richiamato l’attenzione sullo stesso tema: la città ha bisogno di un ricco piano regolatore di spazi culturali e sociali. Di questo si deve parlare e ci si deve confrontare con rispetto delle posizioni altrui, perché per L’Aquila la cultura è un dei suoi punti di forza e d’investimento. È compito dell’amministrazione ascoltare e dare risposte concrete a giuste domande, su quando torneranno in centro archivio e biblioteca, su quando riprenderanno vita gli altri molteplici attrattori culturali».
NON SOLO BIRRA. Sarebbe «miope pensare a un centro storico» solo di «birra e stuzzichini» tuona la deputata. «Occupano uno spazio centrale le nostre istituzioni: teatro, Barattelli, Isa e altre; istituzioni che giustamente sono gelose della loro autonomia e libertà, che hanno una storia antica», continua, «queste istituzioni non sono del sindaco di turno ma della città intera. Semmai il sindaco si preoccupi di far loro aggiornare i contributi regionali e anche quelli del Comune, necessari alla loro attività: il bilancio comunale riserva loro solo poche briciole».
LE INCOMPIUTE. Nonostante i fondi ci siano, poco si fa per restituite alla città i beni culturali, secondo la Pezzopane. «Il sindaco ha il compito di restituire il teatro e gli altri spazi alla collettività e all’attività degli operatori culturali», dice, «i nostri governi hanno messo a disposizione dell’Aquila sia risorse che norme di semplificazione, cose che questa amministrazione doveva gestire e che la precedente non aveva. Eppure con quella amministrazione si è fatto l’appalto di palazzo Margherita, del cinema Massimo, le uniche due scuole ricostruite e altre opere ancora. Sempre in quegli anni è stata fatta la gara della De Amicis, e non a caso sul Gran Sasso è stato ricostruito solo l’ostello mentre l’albergo resta al palo. Potrei elencare anche le chiese ricostruite – Collemaggio, San Bernardino, San Pietro, San Silvestro, Santa Giusta – come le mura cittadine, oggi nell’abbandono, lasciate scelleratamente all’aggressione delle erbacce e al buio, minacciate da un progetto di parcheggio a raso al posto di uno interrato. I risultati ottenuti sono frutto di tavoli concertativi, riunioni, attenzioni rivolte proprio a quegli intellettuali che lui tanto ora disprezza».
CULTURA È LIBERTÀ. Infine, la deputata avverte: «La cultura è libertà, sennò è propaganda. Compito delle istituzioni è far parlare i diversi mondi che hanno sempre reso forte la città, e non ostinarsi a escludere e mortificare quegli operatori che osano agire liberamente».
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