Pezzopane: non mi ritiro, la sconfitta è colpa di tutti

16 Giugno 2022

La senatrice del Pd: «Sono addolorata, ma mi rialzerò anche questa volta»

L’AQUILA. La delusione c’è. Ed è cocente. Anche per una veterana della politica come la parlamentare Stefania Pezzopane.
Una sconfitta clamorosa, non le pare?
«Mi dispiace moltissimo, sono addolorata. E chiedo scusa a chi aveva questa grande speranza non realizzata. Ringrazio le forze politiche e sociali, i candidati e le candidate, tutta la meravigliosa gente che ho incontrato in campagna elettorale. Rispondo da domenica notte a messaggi e telefonate e, per assurdo, sono io che provo a rincuorare le persone dispiaciute. Sapevo che era una battaglia difficilissima, avevamo i sondaggi che davano Biondi vincente al primo turno. Ci abbiamo provato lo stesso. Ma loro sono una falange armata, bisogna dargliene atto. Il mio curriculum politico rimane, qualcuno a Roma mi ha detto che devo aggiungere la medaglia del coraggio. Non tutti avrebbero accettato una sfida così difficile; lo fece Legnini nel 2018 alle Regionali: anche allora provammo con una figura importante e pure lì perdemmo con l’elezione di Marsilio. Il curriculum di Legnini non si è macchiato con la sconfitta. Cinque anni fa Americo Di Benedetto perse le elezioni comunali e poi è stato eletto consigliere regionale. Ci ha riprovato ora e ha di nuovo perso, ma non per questo si mette in discussione il suo curriculum. Perché dovrebbe accadere per me? Perché sono una donna? Ovviamente sono molto delusa e soffro tanto. Ho vissuto tanti momenti bui nella mia vita personale e politica, sono caduta e mi sono sempre rialzata. Per me la campagna elettorale è finita venerdì notte. Ora tutti e tutte a testa bassa per la città, nei diversi ruoli che i cittadini ci hanno assegnato».
Quali errori pensa di avere commesso?
«Stiamo ragionando, provo a tirar fuori qualche elemento. La sconfitta di cinque anni fa ha pesato enormemente; il centrosinistra non si soffermò adeguatamente sui segnali che giungevano da quel voto, la sconfitta venne ridotta a scontri personali e rivendicazioni con uno sgradevole scaricabarile su presunti limiti del candidato e sulle primarie. Dopo qualche mese, Americo uscì dal Pd per il Passo Possibile. Dopo 5 anni, nonostante gli sforzi fatti, ancora pesa quella vicenda. L’Aquila è profondamente cambiata, è in atto una mutazione quasi genetica. La sconfitta di oggi nasce 5 anni fa. Sono errori di una intera comunità politica, nessuno si può smarcare».
Si riferisce alle divisioni nel centrosinistra? Potendo fare un passo indietro, rifarebbe le stesse scelte?
«Impossibile tornare indietro. Ma è possibile prendere impegni seri con il nostro popolo, per il futuro. Se vogliamo tornare a vincere, bisogna lavorare insieme, in Comune come in Regione, per i prossimi anni, opporsi agli errori della attuale amministrazione e metterla in difficoltà sulle questioni insolute proponendo alternative per risolvere i problemi. E poi ci vuole un progetto nuovo che parli di futuro».
Si sente tradita da qualcuno dentro e fuori la coalizione?
«Voglio ringraziare tutti quelli che hanno fatto con me questa battaglia, soprattutto i giovani e le donne che hanno accompagnato le mie iniziative. Negli ultimi giorni è successo però qualcosa. Non ho personalizzato e non ho spinto sul voto disgiunto, ho piuttosto cercato di dare spazio alle liste. E ho fatto bene perché dentro la sconfitta bruciante, porto con me 6 consiglieri, tutti preparati e competenti e con tanta voglia di fare».
Ma è o no la fine della triade Pezzopane-Cialente-Lolli?
«La triade? Ma per piacere. Siamo nell’era di Marsilio, Biondi e Liris, la vera triade, e parliamo ancora di persone preziose e straordinarie che da anni non svolgono più ruoli decisivi nelle istituzioni e nel Pd? È un alibi sciocco, una vergognosa semplificazione che produce solo danni. Massimo ha fatto per due anni il medico vaccinatore seriale, tanto di cappello per lui; Giovanni non ha ruoli dalle Regionali, 4 anni fa. Basta con questo spauracchio, sono entrambi occupatissimi a fare i nonni».
E che cosa risponde a chi tra i più giovani, le chiede di farsi da parte?
«Resto al mio posto. Il Pd in questi anni è stato governato da giovani: alle elezioni del 2017 il segretario era Stefano Albano, ora è segretaria Emanuela Di Giovambattista. Il capogruppo è Stefano Palumbo, in consiglio Stefano, i BiStefani come li chiamiamo noi simpaticamente. In consiglio regionale c’è Pierpaolo (Pietrucci, ndc) alla seconda legislatura. Le decisioni sono sempre state prese insieme e le differenze di opinione sono normali in una comunità. È evidente che questa vicenda richiama tutti a responsabilità, il Pd deve rinnovarsi nel profondo».
Non si sente infastidita, a tal proposito, dal fatto che la sua figura sia stata in qualche modo associata a un modo di fare politica ormai vecchio?
«Ogni pensiero è lecito. Certamente ci sono state cose che non sono andate, ma bisogna capirsi: se si vuole tornare a vincere bisogna guardare alle cose vere, a quel 20% di distacco da colmare. Non è un fatto superficiale, estemporaneo, ma più profondo. Ho fatto una bellissima campagna elettorale, molto moderna e su contenuti forti. Ho avuto un mese per farla, mentre il sindaco inaugurava a destra e a manca. Il nerbo della mia campagna elettorale sono state le donne e i giovani».
E come giudica il flop dei 5 Stelle, suoi alleati?
«Ho lavorato perché i 5 stelle fossero in coalizione, siedono al tavolo regionale del centrosinistra e governiamo insieme dal Conte 2. Sono arrivati in coalizione proprio in corner, hanno avuto poco tempo, e hanno avuto un grande problema in tutta Italia».
Nel corso della campagna elettorale ha spesso demonizzato gli avversari. Ma a quanto pare gli aquilani non sono rimasti impressionati dalle sue parole...
«Vorrei ricordare cosa fece 5 anni fa l’allora candidato Biondi quando manifestava contro Tordera sulla vicenda Guerrato o girava per i cimiteri. Mi sembra abbastanza normale che chi si candida in alternativa a chi governa cerchi di evidenziare quello che non va. Evidentemente alcune marcature di deficienze e ritardi vanno fatte costantemente, evidenziandole e proponendo alternative, non solo nel mese di campagna elettorale».
Ora si guarda alle Regionali: Fratelli d’Italia ha la strada spianata?
«La sconfitta all’Aquila rende tutto più difficile, ovviamente; se la destra mette in campo liste come ha fatto sull’Aquila, la partita diventa difficile. Bisogna subito mettersi al lavoro per costruire un programma alternativo, mettere in campo energie attive per evitare di arrivare a ridosso delle elezioni con coalizione e candidato da definire, come è accaduto a me».
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