Più arretrati e processi lunghi La pandemia aggrava la giustizia

La presidente della Corte d’Appello Francabandera: «Accelerare subito i sistemi di digitalizzazione» Attenzione alta alla criminalità economica, funzionano le nuove misure per reati di violenza di genere
L’AQUILA. La Costituzione cala nella giustizia valori che uno Stato di diritto non dovrebbe mai perdere di vista. Anche nei tempi sospesi di una pandemia senza fine. E Fabrizia Francabandera sceglie parole affilate e mai fuoriposto per sottolinearlo. In una cerimonia ridotta nei tempi e nella platea (poco più di un’ora, diretta streaming e presenti solo autorità), in pieno rispetto delle regole anti-Covid, la presidente della Corte d’Appello mette in fila mali e speranze di un sistema, quello della giustizia, che con la pandemia ha ulteriormente mostrato la sua inadeguatezza, gracilità e vetustà. Dalla mole di arretrati sempre più ingente alla cronica carenza di personale, da una digitalizzazione ancora troppo poco presente ai tempi lunghi di un processo sia civile sia penale. Mali endemici a cui l’anno scorso si è aggiunto lo scossone che il caso Palamara ha provocato nella magistratura italiana. «La pandemia ha aumentato intollerabilmente le disuguaglianze emarginando ancora di più chi già era indietro, i lavoratori precari e in nero, soprattutto i giovani e le donne, ha cambiato repentinamente il quotidiano di ognuno di noi, evidenziando la vulnerabilità del nostro stile di vita», ha detto Francabandera nel suo intervento.
CARICHI E RITARDI. Il lavoro agile imposto dalla pandemia ha, evidentemente, fatto emergere ulteriormente le carenze di personale amministrativo che ormai da anni caratterizza il mondo della giustizia. Secondo Francabandera «il dato percentuale della scopertura complessiva su base distrettuale pari al 20% non fotografa adeguatamente la situazione perché non tiene conto della concentrazione delle scoperture tra le figure più importanti, quelle apicali». Nei tribunali del distretto, per quanto riguarda il settore penale, ci sono stati 9.029 nuove iscrizioni di cui 8.667 con rito monocratico e 362 con rito collegiale. «Gli uffici», ha detto Francabandera, «non hanno potuto garantire un numero di definizioni adeguato a fronteggiare la sopravvenienza: queste sono diminuite in misura significativa da 11.399 a 7.467 con l’inevitabile risultato di determinare un aggravamento della pendenza, purtroppo aumentata a complessivi 19.064 procedimenti, ben superiore a 17.511 dello scorso anno».
CODICE ROSSO. Così come avvenuto in tutta Italia la pandemia ha fatto aumentare i reati legati alle fasce deboli e più in generale i fenomeni di violenza di genere, tutti oggetti del cosiddetto Codice rosso. Tutte le Procure si sono adeguate con l’obiettivo di garantire interventi mirati e più efficaci. «Sono stati velocizzati i flussi informativi», ha detto Francabandera, «garantendo maggiore protezione alle vittime e valorizzando i cosiddetti fenomeni anticipatori di possibili eventi più gravi».
CRIMINI ECONOMICI. La presidente della Corte d’Appello non ha mancato di sottolineare l’attenzione alla criminalità economica soprattutto con la crisi legata alla pandemia. «È altissima nel territorio del distretto», ha detto, «e ancora più dovrà esserlo nell’attuale complessa congiuntura economica, l’attenzione ai fenomeni, anche associativi, di criminalità economica – usura, bancarotta, riciclaggio, truffa aggravata, reati tributari – per i quali la grave crisi di liquidità in cui versano molte imprese e gli importanti flussi di denaro pubblico, immessi e da immettere in un tessuto economico da tempo asfittico, costituiscono tentazioni irripetibili di arricchimento illecito».
LE RIFORME. Per il futuro l’augurio di Francabandera è che «il piano Next generation Ue, con le ingenti risorse disponibili, rappresenti una grande occasione di progettualità e di condivisione su cui chiamare le migliori professionalità dei protagonisti della giustizia».
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