Piano Case, dopo l’ultimo distacco sopralluoghi ai balconi pericolosi

Scattano i controlli dopo l’incidente occorso a un bambino sfiorato da una lastra mentre era affacciato L’assessore Colonna: «Lunedì i risultati». Gli esperti: «Umidità, funghi, muffe e licheni tra le possibili cause»
L’AQUILA. «I dettagli sugli accertamenti li avrò lunedì, solo allora potrò valutare le reali criticità dei balconi attenzionati».
Non si sbottona l’assessore ai lavori pubblici, Vito Colonna, sulle verifiche effettuate ieri dagli uffici tecnici comunali sui balconi in legno negli edifici di Cese di Preturo, Coppito e Sant’Antonio.
«Le squadre, tre per l’esattezza, hanno lavorato tutta la mattinata producendo elaborati fotografici e schede tecniche che visionerò personalmente soltanto la prossima settimana».
I sopralluoghi arrivano in seguito all’incidente avvenuto nel Progetto Case di Sant’Antonio, dove un bambino di origine indiana ha rischiato di essere travolto da una lastra in avanzato stato di danneggiamento, caduta da un balcone sovrastante. Nessun danno, per fortuna. Ma la segnalazione della famiglia ha dato il via a una ricognizione che ha fatto tornare d’attualità il tema dei balconi pericolanti del Progetto Case realizzato dopo il terremoto del 6 aprile 2009. Si tratta di una precisa tipologia di balconi in legno realizzati da una ditta specifica.
«Siamo andati a visionare», spiega l’assessore, «tre piastre a Cese di Preturo, cinque piastre a Coppito e quattro piastre a Sant’Antonio». Un totale di 12 piastre che oggi ospitano 312 famiglie. I tecnici stanno valutando le pendenze e gli avvallamenti delle tavole di finitura disposte parallelamente, monitorando se le fonti di accumulo e ristagno d’acqua abbiano creato un degrado irreparabile del legno e, soprattutto il grado di marcescenza.
«La marcescenza del legno», spiegano gli esperti, «è uno dei danni più comuni causati dall’umidità. Riguarda soprattutto le teste delle travi e le capriate ammorsate in una muratura soggetta a frequenti infiltrazioni d’acqua. La presenza di acqua che imbeve il legno comporta, infatti, la proliferazione di muffe, funghi e licheni, in grado di decomporre il legno e quindi di farlo marcire. Il legno marcito si riconosce facilmente, sia per l’eventuale presenza di muffe sia per la sua tipica consistenza morbida al tatto».
Oggi è importante verificare se i casi segnalati siano isolati oppure se «ci troviamo di fronte a una realtà più complicata», conclude l’assessore, «sulla quale bisogna subito intervenire».
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