Piano regolatore: arriva la svolta sulle zone a rischio

Il Comune attiva il gruppo di lavoro per la mappa sismica Da approfondire gli studi di Ateneo, Protezione civile e Ingv
L’AQUILA. Il Comune prova ad accelerare l’iter che entro la consiliatura (quindi un anno) dovrebbe portare all’approvazione del nuovo Piano regolatore (Prg) atteso da decenni. Un risultato che allo stato dei fatti è difficile, se non impossibile, da raggiungere. Si cerca però almeno di definire una problematica che di fatto ha creato un collo di bottiglia da cui ora si tenta di uscire e cioè la messa a punto di una microzonazione sismica, dettagliata, del tutto il territorio. In sostanza: non si può fare un piano regolatore, e quindi fissare quali sono le zone edificabili o prevedere infrastrutture pubbliche se non si conosce bene la sismicità delle aree su cui si interviene che, come noto, non è uguale dappertutto, anzi a volte cambia a distanza di poche decine di metri. Con una determina, pubblicata due giorni fa, è stato nominato un gruppo di lavoro dedicato proprio al completamento della microzonazione sismica. Nell’atto si rifà la storia della vicenda dal 2009.
LAVORO PARZIALE. «Gli studi di microzonazione sismica per la ricostruzione dell’area aquilana già redatti dal Dipartimento di Protezione civile (nell’immediato post-sisma, ndr), e i successivi studi curati dall’università dell’Aquila», si legge nella determina, «non coprono tutte le aree urbanizzate e suscettibili di urbanizzazione. In particolare rimangono prive dei suddetti studi le seguenti località: Assergi, Aragno, San Pietro della Jenca, Filetto, Pescomaggiore, Tempera, San Gregorio, L’Aquila Est (completamento), Pianola e quartiere Bellavista (completamento), zone comprese tra Bagno Grande, Bagno Piccolo, Civita di Bagno, San Benedetto e Vallesindola (completamento), Poggio di Roio-zona università (completamento), Arischia, area tra San Vittorino e Cansatessa, Pozza-San Marco, Casaline, Menzano, Santi, Brecciasecca, Poggio Santa Maria, Collemare-San Martino, Collefracido, Foce di Sassa».
CONVENZIONE 2016. Per completare il lavoro, nell’ottobre 2016 fu sottoscritta una convenzione per la collaborazione scientifica tra il Comune e l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Il primo dicembre 2016 l’istituto consegnò la relazione preliminare sui risultati parziali delle indagini effettuate. «Dagli esiti degli studi condotti», è scritto nella determina, «emerge la presenza di alcune faglie, potenzialmente attive e capaci, che comportano l’apposizione di zone di attenzione di 400 metri all’interno delle quali la nuova edificazione è vincolata all’obbligo di approfondimenti sulla faglia stessa. Per questo l’amministrazione ora sta valutando di estendere la convenzione in essere con l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia per l’esecuzione dei necessari approfondimenti sulle faglie, potenzialmente attive e capaci, individuate». Questo perché «la microzonazione sismica è uno strumento di prevenzione e riduzione del rischio sismico particolarmente efficace se realizzato e applicato già in fase di pianificazione urbanistica e, pertanto, lo studio rappresenta un supporto sostanziale agli strumenti di pianificazione generale al fine di indirizzare le scelte urbanistiche verso quelle aree a minore pericolosità sismica». Da qui è nata la necessità di creare un gruppo di lavoro interno al Comune «dedicato al coordinamento tecnico-amministrativo delle attività necessarie alla conclusione dell’iter di approfondimento degli studi di microzonazione sismica del territorio individuato nella richiamata convenzione, le cui risultanze e i relativi elaborati grafici saranno poi trasmessi dal Comune al tavolo tecnico regionale di monitoraggio degli studi di microzonazione sismica per la validazione». I tempi quindi non saranno brevi. Il gruppo è così composto: responsabile architetto Antonio Berardi, geologa Ilaria Polcini, dottor Roberto Spagnoli.
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