Piano regolatore, Biondi ci prova Nella squadra lo staff di Cialente

Il sindaco rimette in moto la macchina dello strumento urbanistico, obiettivo chiudere entro fine mandato I tanti nodi irrisolti: dal destino del Progetto Case ai manufatti post-sisma autorizzati oppure abusivi
L’AQUILA. Sul piano regolatore del Comune dell’Aquila il sindaco Pierluigi Biondi e l’assessore all’Urbanistica Daniele Ferella ripartono da dove si erano fermati l’ex sindaco Massimo Cialente e l’ex assessore Pietro Di Stefano. Già questa è di per sé una notizia. Da due anni a questa parte molti progetti della passata amministrazione di centrosinistra o sono stati chiusi in un cassetto o stravolti. In questo caso è stato quantomeno riconosciuto il buon lavoro svolto e adesso si prova a rimettere benzina per alimentare un motore fermo da due anni. Si poteva fare prima? Probabile. Ora però la vera sfida è quella di mantenere la promessa di chiudere la “pratica” entro la fine della legislatura, cioè non oltre la primavera del 2022.
CONTINUITÀ. Che ci sia continuità con il passato è chiaro sin dal fatto che è stato confermato coordinatore dello staff del Prg, l’architetto e urbanista Daniele Iacovone che in passato è stato assessore in giunte di centrosinistra. Con lui ci sarà il professore e avvocato Paolo Urbani che aveva collaborato anche col piano strategico che è stato uno dei “pallini” di Cialente. Ieri, nel corso della conferenza stampa, durante la quale è stata presentata la squadra che lavorerà alla pianificazione, è stato proprio Urbani a seppellire l’idea del piano strategico: «Cosa c’è», si è chiesto in maniera retorica, «di più strategico di un piano regolatore?». Con Iacovone e Urbani collaboreranno i rappresentanti dell’Ordine degli ingegneri (Pierluigi De Amicis), dell’Ordine degli architetti (Edoardo Compagnone) , del Collegio dei Periti (Maurizio Papale) e del Collegio dei Geometri (Giampiero Sansone). Per tutti ha parlato l’ingegner De Amicis che si è detto ben felice di dare una mano – gratuitamente – alla struttura. E non vanno dimenticati i dipendenti comunali – con il dirigente Domenico de Nardis – che saranno le “colonne” del lavoro che si andrà a fare. Si tratta di Antonio Berardi, Maurizio Tollis, Ilaria Polcini, Roberto Spagnoli, Daniela Lepidi e Chiara Sacchetti.
DOVE ERAVAMO RIMASTI. L’ex amministrazione di centrosinistra aveva fatto un approfondito lavoro di studio del territorio immaginando opere strategiche per la città e interventi per la valorizzazione delle frazioni. Ora si ricomincia da lì. Biondi e Ferella disegneranno il Prg sulla sceneggiatura scritta da Cialente e Di Stefano. Questo in teoria. In realtà il nuovo strumento urbanistico più che “normare” il territorio dovrà fare un po’ d’ordine in una città che, soprattutto fuori le mura, è ormai senza controllo. Il Prg del 1979, stravolto sin dai primi anni, ha fatto nascere una periferia caotica e indistinta. Dopo il sisma i piani di ricostruzione sono stati quasi sempre sacrificati al mito del dov’era e com’era tanto che Biondi ieri li ha sostanzialmente definiti un’occasione che la città ha perso. Se si guarda bene però, il vero Prg post-sisma lo ha fatto nel 2009 la Protezione civile d’intesa col Comune (per la scelta delle aree): 19 progetti Case, migliaia di moduli abitativi provvisori (Map) e poi Musp, Mep, casette delibera 58, casette abusive.
COME SARÀ. Secondo l’assessore Ferella e il coordinatore Iacovone non sarà un piano espansivo (anche se sarà parametrato a una città di 120.000 persone, quasi il doppio delle attuali) ma servirà a valorizzare e migliorare l’esistente. E qui l’avvocato Urbani ha introdotto i concetti di ricucitura e rigenerazione urbana. L’idea è quella di coinvolgere nel lavoro anche i privati, soprattutto nelle zone periferiche. Ci sono aree dove non ci sono servizi, spazi pubblici, luoghi di socializzazione. D’intesa con i cittadini (coi quali fare una sorta di contratto) si potranno studiare soluzioni in grado di dare risposte concrete. In questo senso quindi dovrebbe essere un Prg “aperto” a proposte che partano dal basso. Una cosa pare chiara: è finita l’epoca del “rendimi edificabile il mio terreno che così da costo 10 passa a costo 1000 e magari ci scappa il voto di scambio o qualcosa di ancora più concreto”. Oggi quegli interessi speculativi non sembrano così forti come in passato e anche per questo, ha detto il sindaco «stavolta sono convinto che ce la possiamo fare». Il Prg dovrebbe, una volta approvato, tenere a freno anche le molte richieste di varianti e variazioni urbanistiche che hanno “minato” e “minano” alla radice le linee guida del piano del 1979. Tra l’altro nel 2015 sono state in qualche modo “sanate” le aree bianche (cioè quelle coi vincoli urbanistici del 1979 ormai decaduti) che sono destinate nei prossimi anni a essere, volenti o nolenti, un elemento comunque espansivo. Rigenerare invece significherà ridare dignità e funzionalità ad aree pubbliche oggi sottoutilizzate o nel degrado.
FRAZIONI. Ferella ha promesso che consumerà parecchie paia di scarpe per andare a vedere di persona, insieme allo staff del Prg, le varie situazioni territoriali a partire dalle frazioni. «Dovremmo tenere conto della natura dei terreni, la geologia oggi è importante», ha sottolineato l’assessore. «Per noi la sicurezza è e sarà sempre al primo posto. Vogliamo poi invertire la rotta restituendo vocazioni specifiche a ogni territorio e dando lo stop allo spopolamento dei borghi. Che sia chiaro, però, a prevalere saranno sempre gli interessi generali e mai quelli particolari. Cercheremo nelle more dell’approvazione del Prg», ha sottolineato, «di dare risposte rapide alla sistemazione di aree cittadine come gli ingressi a Est e Ovest del capoluogo». Il Prg inoltre si accorderà con altri strumenti di programmazione, come il Piano del commercio e il Piano rurale.
STRUTTURE POST-SISMA. Che fare dei piani Case, dei Map e soprattutto delle 5.000 e passa casette nate come funghi nel post-sisma? Questa è una delle grandi questioni che chi “scriverà” il Prg dovrà affrontare. I proprietari di quelle casette vorrebbero infatti delle risposte certe alla domanda: demolire o non demolire? Ferella è stato abile a schivare il pericolo di dichiarazioni troppo impegnative per il futuro. «Musp e Map», ha affermato, «hanno la p finale che significa provvisori, e quello che è provvisorio tale resta». Tradotto: quando hanno finito il compito verranno rimossi. Ferella non lo ha detto in questi termini brutali, ma se le parole hanno un senso è difficile trovare altra interpretazione. Per i piani Case il discorso è diverso. Il sindaco ha ricordato che il Comune attende 150.000 euro dallo Stato per avviare uno studio sulla situazione degli alloggi e poter poi stabilire ciò che va abbattuto, conservato, utilizzato in maniera diversa. Sulle casette “private” Ferella è partito dal concetto di legittimità: quelle che in qualche modo hanno avuto un iter autorizzativo (delibera 58 del maggio 2009 o altro) avranno un tipo di attenzione. Quelle totalmente abusive non possono invece aspettarsi molta clemenza. Su questo tema è intervenuto il presidente degli Ingegneri, De Amicis, che ha introdotto un elemento importante, che cioè ci vorrebbe una legge nazionale che disciplini non solo l’emergenza, ma anche il post-emergenza. Si deve cioè sapere prima che fine dovranno fare le strutture nate nel momento del bisogno. E una legge deve prevedere anche i fondi necessari a gestire il tutto.
IACOVONE. Daniele Iacovone nel suo breve intervento ha riconosciuto che mettere a punto il Prg è «impresa impegnativa. Il vecchio piano, nato come strumento di espansione, ha esaurito la sua funzione. Oggi il compito è migliorare la città che esiste. Sono contento di poterlo fare. Non mi è mai piaciuto lasciare le cose a metà».
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