Piano regolatore, la lunga attesa Manca la microzonazione sismica

3 Dicembre 2020

Il Prg dell’ex amministrazione sarebbe monco. Di Stefano: «Tutto fermo per colpa dell’attuale giunta» Nel 2019 l’esecutivo Biondi aveva costituito un apposito gruppo di tecnici per completare i lavori 

L’AQUILA. Si prevedono ancora tempi lunghi per la messa a punto da parte del Comune dell’Aquila del Piano regolatore. Un anno e mezzo fa la giunta comunale aveva annunciato la “composizione” di un gruppo di tecnici per ripartire dal lavoro fatto e lasciato in eredità dall’ex giunta guidata da Massimo Cialente. L’obiettivo era arrivare in tempi ragionevoli prima all’adozione e poi all’approvazione definitiva da parte del consiglio comunale. In realtà, da allora si è mosso poco o nulla e sembra ormai tramontata l’ipotesi che entro la consiliatura del sindaco Pierluigi Biondi (scadenza nella primavera 2022) si possa giungere a dare il via libera a uno strumento urbanistico che dovrebbe fare sintesi e riorganizzare un territorio stravolto dal terremoto e dal post terremoto.
LO STUDIO. Sull’albo pretorio, di recente, è comparsa una determina con la quale viene pagata all’Università dell’Aquila l’ultima rata, circa 10.000 euro, per uno studio affidato all’Ateneo e relativo ad «analisi preliminari attinenti aspetti del patrimonio culturale e paesaggistico e della consistenza dei tessuti edilizi e urbani a supporto della redazione del nuovo Prg del Comune dell’Aquila». Lo studio risale al 2014 ed è consultabile sul sito internet del Comune insieme a tutta una corposa e dettagliata documentazione. A una lettura, se pur frettolosa, si ha la sensazione che il Prg preparato dalla ex giunta Cialente fosse in sostanza pronto per essere portato in consiglio comunale almeno per l’adozione a cui poi dovevano seguire le osservazioni e infine l’approvazione definitiva. Perché allora non si riesce a giungere a conclusione? Finora il Prg è costato una montagna di soldi soprattutto in consulenze e studi vari.
LA STORIA. È una storia vecchia. Trenta anni fa a riscrivere il Prg (che entrato in vigore nel 1979) ci provò la giunta guidata da Enzo Lombardi (assessore all’urbanistica Romano Ferrauto), poi ci ha provato la giunta di Biagio Tempesta e infine la giunta Cialente.
COSA MANCA? Fonti comunali spiegano che «il lavoro sul Prg lasciato in eredità» dall’assessore che se ne è occupato fra il 2012 e il 2017, Pietro Di Stefano, «è monco». Mancherebbe cioè la microzonazione sismica di terzo livello dell’area nord ovest del Comune (Sassa, Preturo, Coppito). Senza microzonazione sarebbe una scatola vuota.
LA SPIEGAZIONE. Per Di Stefano, invece, gran parte della microzonazione c’è (per la zona est, quella più colpita dal sisma fu fatta dalla Protezione civile e dalla Regione). «Mancava qualcosa nella parte nord ovest», dice oggi Di Stefano, «e avevamo affidato il lavoro all’Ingv. Nostra intenzione all’avvio della nuova consiliatura era confrontarci sul documento con le realtà locali – come scritto peraltro nella delibera di consiglio di presa d’atto della documentazione – ed entro breve tempo adottarlo. Nel periodo fra confronto pubblico, adozione e approvazione definitiva avremmo acquisito la microzonazione completa e tempo un anno e mezzo al massimo, quindi già nel 2018, L’Aquila avrebbe avuto il suo nuovo Prg. La verità è che la nuova amministrazione smantellò di fatto l’ufficio del Piano e come succede su ogni progetto avviato da noi e ancora fermo al palo, non sapendo che fare, dà colpe a noi per coprire le proprie mancanze».
LA VECCHIA MISSIONE. Nella relazione introduttiva all’ipotesi di Prg messa a punto dall’ex giunta Cialente si leggeva: «Il nuovo Prg assume come missione la ricostruzione e la riqualificazione della città e del territorio e lo sviluppo nella sicurezza dell’abitare e del vivere e come visione il miglioramento diffuso della qualità e delle funzioni urbane con la promozione dell’identità locale nella prospettiva nazionale e globale».
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