«Piano scolastico tutto da rifare» Le opposizioni vanno all’attacco

La riorganizzazione degli istituti finisce nel mirino, chiesta la sospensione del provvedimento Si allarga la protesta culminata nell’assemblea cittadina promossa dai sindacati del settore
L’AQUILA. «Sospendere la delibera di giunta sul nuovo piano di dimensionamento scolastico». I consiglieri comunali di centrosinistra si schierano a fianco dell’istituto Rodari e di tutto il mondo della scuola cittadino per dire no alla riorganizzazione che prevede l’istituzione di sei istituti comprensivi. Ieri i rappresentanti dei gruppi di opposizione Angelo Mancini (L’Aquila sicurezza lavoro), Giustino Masciocco (Articolo 1-Mdp), Elia Serpetti e Paolo Romano (Il Passo possibile), Carla Cimoroni (Coalizione sociale), Stefano Palumbo e Stefano Albano (Partito democratico) e Lelio De Santis (Cambiare insieme/Italia dei lavori) hanno tenuto una conferenza stampa in cui hanno sostanzialmente fatto proprie le istanze emerse nell’assemblea cittadina aperta organizzata dai sindacati della scuola lunedì scorso nell’aula magna del dipartimento di Scienze Umane. Un incontro a cui hanno partecipato anche molti genitori, al termine del quale è stato firmato un documento unitario in cui il piano di dimensionamento è stato bocciato senza appello.
«FUORI I VERBALI». «Chiediamo non solo alla giunta di sospendere la delibera per almeno un anno», ha affermato Angelo Mancini, «ma chiediamo anche all’assessore Bignotti di confrontarsi pubblicamente con la città e di rendere noti tutti i verbali degli incontri del tavolo tecnico. Non è vero, come ha detto lui, che il nuovo piano è stato approvato con il sostegno di tutti gli attori coinvolti. Già durante le riunioni del tavolo, infatti, erano emersi dubbi e perplessità di molti dirigenti scolastici».
«PRIMA LA RICOSTRUZIONE». Le critiche che l’opposizione muove, però, non riguardano solo il metodo ma (molto) anche il merito. «Si fa questo piano», ha osservato Mancini, «senza che sia stata ricostruita una sola scuola, senza aver completato le verifiche di vulnerabilità sismica degli altri edifici, con un piano di assetto dove si prevede il trasferimento della Carducci nella caserma Rossi, a fianco di un’altra scuola media, la Dante Alighieri, che però farà parte di un differente istituto comprensivo (oggi sono nello stesso, ndc). Per non parlare del fatto che il Rodari si ritroverebbe con 300 alunni in meno e senza la scuola elementare di Pile e che in centro non è prevista nemmeno la presenza di un istituto. Tra l’altro», ha aggiunto Mancini, «non si capisce bene quale sia la ratio di questa riorganizzazione. I comprensivi, infatti, rimarranno sempre sei, come le direzioni e gli istituti attuali, dunque non ci sarà alcuna razionalizzazione. Inoltre s’ignora che c’è una sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale la legge statale che imponeva il passaggio ai comprensivi».
«PIANO DA INTEGRARE». Giustino Masciocco ha sottolineato le discrepanze tra piano di dimensionamento e piano di assetto: «Il cronoprogramma che la giunta ha presentato sulla ricostruzione delle scuole è un documento vuoto. L’unica scuola di cui si prevede la ricostruzione in tempi brevi (16 mesi) è la Mariele Ventre, il cui appalto, peraltro, era stato avviato dall’ex assessore Maurizio Capri. Per tutti gli altri edifici si prevedono tempi tra i 25 e i 50 mesi, ma non sono nemmeno stati affidati gli incarichi di progettazione. E poi bisogna che i due piani si incastrino con il Prg e il piano della mobilità».
«SCUOLE, NON SOLO NUMERI». «Bignotti ha presentato il nuovo piano riducendo tutto a una mera questione di numeri», ha rimarcato Carla Cimoroni (Coalizione sociale), «arrivando a dire che potrà essere cambiato dopo qualche anno se ci saranno dei problemi. Ma ogni nuovo piano comporta per insegnanti e dirigenti scolastici un lavoro enorme di progettualità didattica e di costruzione di reti con i genitori. Non si può svilire tutto ciò parlando solo di cifre. Senza contare che il nuovo piano è stato fatto non guardando al futuro ma con i numeri della situazione attuale, che tra pochi mesi sarà già cambiata».
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