Piatti tipici e street food per la rinascita post-sisma

L’AQUILA. Tre giorni tra cibo e rinascita. Aprirà i battenti domani, in piazza Duomo, il villaggio allestito dalla Coldiretti per esaltare le tipicità enogastronomiche delle zone colpite dai...
L’AQUILA. Tre giorni tra cibo e rinascita. Aprirà i battenti domani, in piazza Duomo, il villaggio allestito dalla Coldiretti per esaltare le tipicità enogastronomiche delle zone colpite dai terremoti del 2009 e del Centro Italia. Dieci anni dopo il sisma che ha colpito L’Aquila, la piazza principale della città torna a vivere all’insegna del cibo Made in Italy. Il taglio del nastro alle 10,30, con l’inaugurazione dell’evento, che andrà avanti fino a domenica, alle 20. Oltre al mercato di “Campagna Amica” con i prodotti delle aree toccate dagli eventi sismici, sono previsti laboratori per bambini e del gusto, street food, seminari e tavole rotonde, con un focus sul futuro dell’economia aquilana e abruzzese, in relazione al rilancio e allo sviluppo agricolo. La manifestazione si aprirà con l’inno nazionale, cantato dal tenore Alberto Martinelli e dalla soprano Ylenia Scimia. Seguiranno i saluti istituzionali del sindaco Pierluigi Biondi, del presidente della Regione Marco Marsilio, del cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila e del presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Pradini. Poi, spazio al convegno “Il valore del made in Italy per una ricostruzione di valore”, con gli interventi dei presidenti Coldiretti di Marche, Maria Letizia Gardoni; Umbria, Albano Agabiti; Lazio con David Granieri e Abruzzo, Silvano Di Primio; del medico aquilano Romeo Pulsoni e dell’assessore alle politiche agricole della Regione, Emanuele Imprudente. «Sarà un momento di riflessione da cui, auspichiamo, scaturiscano proposte concrete», dice Coldiretti Abruzzo, «l’occasione anche per un confronto sullo stato dell’arte delle regioni colpite dal terremoto. L’Abruzzo resta la regione simbolo del sisma perché colpita due volte, ma ci sono altre realtà come Umbria, Lazio e Marche, che hanno vissuto le stesse difficoltà e cercano di riscattarsi. In tal senso, il cibo è una grande opportunità perché ha in sé quei valori economici, sociali, identitari e di prossimità da cui rilanciare non solo una regione, ma l’intero Paese». (m.p.)
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