Picchiò un carabiniere: condanna anche in Appello

Inflitti 3 anni a un giovane: aggredì il militare intervenuto a placare una zuffa Fu colpito con una testata al volto e adesso ha lesioni giudicate permanenti
AVEZZANO. Picchia un carabiniere che aveva tentato di placare una lite. Ora è stato condannato a una pena di tre anni e due mesi di reclusione. Si tratta di Danilo D’Angeli, 33 anni, di Avezzano ma originario di Borgorose, in provincia di Rieti. Era accusato di lesioni gravi nei confronti di un carabiniere. La condanna è stata inflitta dalla Corte d’Appello che ha confermato la pena di primo grado. I fatti risalgono alla notte del 19 settembre 2009. Il militare, fuori servizio e in borghese, in centro ad Avezzano, insieme ad alcuni colleghi, si trovò di fronte a una lite. Così intervenne nel tentativo di bloccare la colluttazione tra l’imputato e il titolare di un esercizio pubblico di via Corradini. Fu però aggredito, picchiato e costretto a fare ricorso alle cure del pronto soccorso dell’ospedale di Avezzano. In primo grado era stato condannato dal tribunale di Avezzano alla reclusione e al risarcimento del danno arrecato alla persona offesa a seguito dell’aggressione, con il rinvio degli atti alla Procura per quanto riguarda i testimoni presentati dalla difesa, nei confronti dei quali si sta già procedendo per il reato di falsa testimonianza. In appello la decisione è stata confermata. Come emerso dal processo e come confermato dal consulente tecnico del pubblico ministero, il militare era stato colpito con una testata al volto e con pugni. Gli erano stati diagnosticati l’indebolimento permanente della funzione respiratoria in conseguenza della ferita riportata alla narice destra e una menomazione funzionale di un dito della mano destra. Durante il processo, a nulla è valso il tentativo della difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Antonio Pascale, di fare una diversa ricostruzione della vicenda. La Corte ha così confermato quanto emerso nel primo grado. Ora si prospetta il ricorso davanti alla Cassazione. La parte offesa era assistita dall’avvocato Roberto Verdecchia.
Pietro Guida
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