Picconate nel Fucino, fu razzismo

Sull’episodio indaga l’Ufficio antidiscriminazioni del governo. Furono aggrediti alcuni braccianti
AVEZZANO. Aveva tirato picconate contro immigrati che chiedevano i soldi dello stipendio. Ora il Dipartimento per le pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri ha aperto un'istruttoria sul caso avvenuto nel Fucino a gennaio scorso.
L'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, conosciuto anche come Unar e che lavora per combattere la rimozione delle discriminazioni fondate sulla razza o sull'origine etnica, vuole andare a fondo sulla vicenda e capire di chi siano le responsabilità. L'ufficio legale, infatti, sta già acquisendo elementi in relazione alla vicenda. Secondo l'accusa, il datore di lavoro aveva preso a picconate alcuni braccianti stranieri che erano andati in azienda per chiedergli lo stipendio. Dopo aver lavorato per un'intera stagione volevano che gli venisse concesso quanto pattuito, ma il proprietario dell'azienda agricola non ha voluto sentire ragioni. Per questo l'imprenditore del Fucino è finito nei guai ed è stato accusato di aggressione armata contro gli extracomunitari. Dopo essere andati a protestare con tono aggressivo per il mancato pagamento dello stipendio, sempre secondo l'accusa, si sono ritrovati a loro volta aggrediti dal loro datore di lavoro. L’uomo, infatti, difeso dall’avvocato Roberto Verdecchia, li avrebbe presi a picconate senza dare loro il salario dovuto, ma facendoli allontanare per la paura. Le parti offese sono assistite dall’avvocato Pasquale Motta. Non è la prima volta che organismi governativi o diplomatici, avviano accertamenti su presunti comportamenti discriminatori nei confronti di stranieri che lavorano nel Fucino. Emblematica la storia di Omar e Kalil che arrivarono in Italia con false promesse occupazionali ma si ritrovarono truffati e costretti a vivere in un canale per le acque irrigue del Fucino. (p.g.)
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