Pienone in basilica Ora servono i custodi

27 Dicembre 2017

Afflusso record, ma l’accoglienza è tutta da organizzare

L’AQUILA. Macchine in sosta vietata, strade limitrofe interdette al traffico, vigili urbani a regolare la viabilità, lunghe file di automobili alle due di notte, pellegrinaggio incessante e silenzioso alla teca di Celestino V. Dal pienone della messa di mezzanotte (nella fotocronaca di Raniero Pizzi) a un flusso continuo e inarrestabile di aquilani, e non, che va avanti ormai da giorni. La riapertura della basilica di Santa Maria di Collemaggio a quasi nove anni dal terremoto, dopo i lavori di restauro (durati circa due anni) ha restituito alla città un altro luogo d’incontro. Infatti, anche al di fuori dagli orari delle messe, la basilica è stata visitata da migliaia di persone. Una risposta andata al di là delle aspettative, che pone ovviamente degli interrogativi dal punto di vista dell’accoglienza e della gestione dei flussi di visitatori, per cui si è all’anno zero.
COMUNE E CURIA. Il tema della gestione di Collemaggio è antico, e mai risolto. Non può certamente bastare il generoso servizio del rettore don Nunzio Spinelli, e neppure la volontaristica collaborazione di poche persone, per assicurare alla rinata basilica la dignità che il restauro le ha restituito. Il sindaco – il Comune è proprietario della chiesa – ha firmato l’atto di riconsegna della basilica all’arcivescovo Giuseppe Petrocchi, il quale ha assegnato le chiavi al rettore Spinelli. Tuttavia, il nodo della custodia e della promozione turistica coinvolge in prima persona l’amministrazione comunale, visto che i tentativi, da parte dell’autorità ecclesiastica, di far arrivare i rinforzi sono sempre naufragati.
L’ABATE. A maggio 2005, su intuizione dell’allora arcivescovo metropolita Giuseppe Molinari, avvenne la presa di possesso canonica dell’abate benedettino Guido Giorgio Bianchi, nel corso di una solenne cerimonia. Sembrava il primo atto della rinascita spirituale della basilica, affidata alle cure di un religioso esperto di canto gregoriano, che avrebbe rilanciato anche questa pratica all’interno della basilica-simbolo del romanico abruzzese. E invece, dopo poco tempo, l’abate fece le valigie per motivi mai esplicitati e lasciò la città. La cura spirituale della basilica tornò ai sacerdoti diocesani, dunque il tentativo di insediare una comunità monastica a Collemaggio per rinverdirne gli antichi fasti fu un esperimento fallito.
CUSTODI E SERVIZI IGIENICI. La basilica della Perdonanza (festa che punta al riconoscimento dell’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità, argomento sul quale si stanno scontrando vecchia e nuova amministrazione comunale, in un rimpallo di responsabilità e di accuse), in attesa di centrare gli obiettivi universali attualmente avrebbe bisogno di alcuni obiettivi a breve e medio termine. Manca un servizio di custodia del complesso abbaziale, che certamente non può essere assicurato dalla diocesi. E dunque deve pensarci il Comune. Così come mancano tutti i servizi, da quelli informativi a quelli igienici. Dopo un investimento, come quello Eni, da 14 milioni (Parco del Sole compreso, quando riaprirà) è il minimo sindacale.
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