Piove, la pediatria si allaga Ecco il reparto che fa acqua

Personale costretto a mettere lenzuola a terra per tamponare le infiltrazioni Facchini: «Fatto assurdo coi bimbi ricoverati, basterebbero lavori per pochi euro»
SULMONA. Piove nel reparto di pediatria dell’ospedale sulmonese, dove a ogni precipitazione più intensa il personale è costretto a intervenire con stracci e lenzuola per tamponare l’acqua. Il reparto, al terzo piano dell’ala vecchia, è tagliato da un lungo corridoio vetrato, con gli infissi che fanno penetrare la pioggia, soprattutto se a vento o se più intensa e prolungata del solito. Un disservizio che si ripete da tempo ormai, ma che sembra non trovare adeguata soluzione. Come fa notare Edoardo Facchini, responsabile regionale del Tribunale per i diritti del malato, che torna a chiedere interventi.
«Siamo stati nei giorni scorsi a pediatria dove l’acqua si infiltra a ogni pioggia più intensa dal corridoio» protesta «è assurdo se si pensa che in quel reparto ci sono ricoverati dei bambini e che lo stesso problema si presentava fino a qualche tempo fa alla cappella al pian terreno, dove sono intervenuti. Non capiamo perché non abbiano dato la priorità a pediatria, soprattutto alla luce del fatto che ci si dice pure che si tratta di un banale problema delle guarnizioni delle finestre».
Non vanno meglio le cose dal punto di vista delle apparecchiature tecniche obsolete, come la Tac che si è rotta la scorsa settimana, facendo slittare gli esami, o il fibroscopio dell’ambulatorio di otorino.
«La Tac è stata riparata con 20mila euro, quando ce ne è una nuova che aspetta di essere montata da più di un anno» denuncia Facchini «problemi continuano anche per il trasporto dei malati, dopo la fine della convenzione con la Croce rossa. Senza contare, poi, gli esami saltati a otorino per il guasto di un macchinario. Fortunatamente le persone erano state avvertite, ma così non si può più andare avanti. Anche perché il risultato immediato degli esami che vengono rinviati è l’allungamento delle già chilometriche liste di attesa. Anche se qualcosa potrebbe migliorare a breve. Ci è stato assicurato che le liste per l’ecocolordoppler verranno riaperte dopo un anno di stallo» annuncia Facchini «e anche quelle per le mammografie, che superano l’anno di attesa, dovrebbero essere ridotte ai due mesi di prassi con l’impiego di maggior personale e l’aggiunta del turno pomeridiano».
Maggiori sforzi, dunque, che si rendono necessari per sbloccare i tempi di attesa per visite ed esami che restano il principale problema dell'Annunziata. Anche l'Adi (Assistenza domiciliare integrata), che non ha mai brillato, è finita in una verifica dei servizi sul territorio per comparare i livelli qualitativi delle prestazioni sanitarie. «Qui non c'è un Punto unico di accesso per orientare le persone sulle cure o le terapie da seguire» denuncia Franca Del Monaco, volontaria del Tdm «ma c'è solo uno sportello inadeguato».
Federica Pantano
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