Piovono accuse sulla struttura di pre-triage

8 Dicembre 2020

Il sindacato infermieri Nursing Up denuncia situazioni a rischio infezione per pazienti e personale

CASTEL DI SANGRO. È inadeguata la struttura adibita a pre-triage nei pressi dell’ospedale di Castel di Sangro. La denuncia arriva dal Coordinamento regionale degli infermieri italiani Nursing Up-Abruzzo, che chiede alla direzione generale dell’Asl di prendere urgentemente tutti i provvedimenti del caso al fine di salvaguardare sia i pazienti che il personale sanitario già in grave affanno a causa dell’infezione da Covid. Dall'inizio della seconda ondata del virus i pazienti sostano in tale struttura diversi giorni, in attesa di un posto letto in reparti Covid allestiti all'interno del presidio ospedaliero del capoluogo dell’Alto Sangro.
«Ma la situazione», sostiene Patrizia Bianchi, responsabile del Coordinamento Nursing Up Abruzzo, «sta minando l’incolumità sia dei pazienti sia degli operatori sanitari. Manca l’impianto centralizzato di ossigeno, che viene somministrato tramite bomboloni, con tutti i rischi legati anche alla movimentazione degli stessi considerato che se il paziente viene collegato a ventilazione assistita, il numero di apparecchi è insufficiente. Inoltre, la struttura è provvista di un unico servizio igienico», aggiunge Bianchi, «utilizzato quindi sia da pazienti positivi al Covid sia da pazienti con sospetta infezione, aumentando ulteriormente il rischio di contagio». Sono 15 gli operatori risultati positivi all’interno dell’ospedale nelle ultime settimane, una situazione che sta creando ripercussioni sull’attività della struttura sanitaria e che ha spinto il sindaco Angelo Caruso a chiedere rinforzi di organico, soprattutto per il Pronto soccorso, direttamente al direttore generale dell’Asl Roberto Testa. A complicare le cose, sempre per il sindacato degli infermieri, anche la gestione degli stessi pazienti all’interno della struttura ospedaliera. «Lo spostamento dei pazienti per effettuare la Tac o altri esami diagnostici», fa notare Bianchi, «avviene in spazi aperti. Tale disagio è aggravato dal fatto che sia il paziente che il personale infermieristico e gli operatori socio sanitari sono costretti a subire sbalzi di temperatura non indifferenti, considerato il clima invernale, nonché difficoltà logistiche dovute alla movimentazione con barelle e carrozzine con pavimentazione stradale ghiacciata o con neve» .
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