Piscina chiusa, i gestori al contrattacco

30 Ottobre 2018

La cooperativa Verdeaqua smile: «Non ci siamo defilati, l’amministrazione non risponde»

L’AQUILA. Sul caso della piscina di Santa Barbara chiusa tornano a parlare i gestori.
«La Verdeaqua Smile non si è defilata», scrivono, «all’indomani della sentenza del Consiglio di Stato ma ha sostenuto e difeso la sua posizione circa la legittimità della titolarità della gestione fino al 2037, e da luglio 2016 a ottobre 2018 lo ha fatto , accollandosi tutto l’onere di una situazione a dir poco paradossale da sola, senza il sostegno dell’amministrazione, che non si è nemmeno costituita in giudizio dinanzi al Consiglio di Stato, a difesa di un atto del consiglio comunale che riguardava non la proroga della gestione al 2037, già deliberata all’unanimità nel 2002, bensì la rimodulazione del mutuo, revisione tariffe ferme al 1997 ed esclusione dall’esistente gestione della pista di pattinaggio».
La sentenza del Consiglio di Stato ha messo la parola fine «a una situazione di incertezza logorante che è durata oltre 25 mesi, durante i quali la cooperativa ha lottato – insieme ai suoi dipendenti e collaboratori – proprio per tutelare l’occupazione e il servizio all’utenza, che da sempre ha riconosciuto e apprezzato i servizi offerti, benché la gestione fosse sempre meno sostenibile a causa di un’intervenuta assegnazione degli spazi acqua, che ha messo all’angolo la cooperativa limitando orari e corsie per svolgere corsi di nuoto; di una campagna denigratoria e strumentale con conseguenti danni di immagine ed economici; di speculazioni molteplici di chi da questa situazione ha ritenuto bene approfittarsene non riconoscendo più la Verdeaqua Smile come gestore dell’impianto, prima ancora che arrivasse la sentenza del Consiglio di Stato».
I gestori, insomma, sostengono di essere stati «costretti a cessare l’attività e a offrire al Comune l’immediata riconsegna dell’impianto sportivo, perché la sentenza ha determinato il venire meno della prosecuzione della concessione sino al 2037, privando quindi la cooperativa di un titolo idoneo alla gestione dell’impianto.
«Va evidenziato», proseguono i gestori, «che l’amministrazione non ha espletato la gara indetta e dopo la sentenza ha rivolto alla cooperativa con una semplice e.mail, l’invito a continuare la gestione, in attesa dell’esito della gara (ancora oggi non indetta) per consentire “un minimo di continuità, a tutela dei dipendenti e dell'utenza” considerando anche “l'interesse pubblico derivante dalla funzione sociale che l'impianto svolge”». Ma le richieste di chiarimenti non avrebbero avuto riscontri. I lavoratori sono stati messi in ferie.