Piscina Verdeaqua, riapertura in bilico

18 Novembre 2018

L’assessore Piccinini: «In caso di lavori per oltre 40mila euro i tempi potrebbero allungarsi». E 38 addetti attendono 3 mensilità

L’AQUILA. La riapertura, a breve termine, della piscina di Verdeaqua rischia di essere un miraggio.
Molto, se non tutto, dipenderà dalla relazione di Arta e Asl sulle problematiche da risolvere a livello di agibilità dopo la fuoriuscita di cloro con due intossicati. «Se i lavori che verranno prescritti», dice l’assessore Alessandro Piccinini, «avranno un costo fino a 40mila euro potremo affidare una gestione temporanea. Ma qualora la spesa fosse ben maggiore si dovrà necessariamente ricorrere a una gara di appalto con tempi tecnici che non sono superabili». «Cercheremo di fare presto», aggiunge, «visto che in quella struttura orbitano centinaia di atleti di tre società i quali sono ora costretti a girovagare nelle altre piscine della città, con inevitabili sacrifici». Va anche detto che il Comune ha sollecitato la consegna di questa relazione per agire il prima possibile.
Ma se gli atleti possono aspettare, non altrettanto può dirsi per i dipendenti di Verdeaqua Smile, che ha gestito l’impianto di Santa Barbara, i quali stanno vivendo una situazione non certo piacevole. E non si tratta di poche persone.
Il segretario provinciale della Cgil, Francesco Marrelli, ricorda che, a oggi, sono tre le mensilità arretrate che queste persone devono percepire. Egli rinnova l’allarme che ha lanciato meno di un mese fa quando era responsabile provinciale della funzione pubblica del suo sindacato. Per prima cosa tiene a precisare che la recente sentenza del Consiglio di Stato mette da parte la precedente gestione, ma non ordina di fermare l’attività. Anche perché il blocco duraturo dell’impianto ne mette a rischio la funzionalità.
«Ribadiamo la necessità», torna a ripetere Marrelli, «di riaprire il prima possibile il complesso sportivo per salvaguardare il lavoro e il salario del personale in forza. Chiediamo un atto di responsabilità affinché sia interesse di tutti tutelare i 18 lavoratori a tempo indeterminato, sei lavoratori diversamente abili e i 14 lavoratori con contratto di collaborazione sportiva, che da anni prestano la loro attività lavorativa a servizio della collettività».
Si tratta, tra l’altro, di persone che ormai sono decisive, per la loro esperienza, quanto alla funzionalità dell’impianto. Secondo alcuni, però, l’errore fu fatto due anni fa quando si dette la gestione della struttura fino al 2023, un tempo che a molti era parso eccessivo, come poi hanno stabilito i giudici.
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