Pista ciclabile fantasma In tre citati a giudizio

CAPISTRELLO. Da un’indagine della Procura di Avezzano sulla riattivazione delle centrali idroelettriche Salto I e Salto II, nel comune di Capistrello, era saltata fuori la mancata realizzazione di...
CAPISTRELLO. Da un’indagine della Procura di Avezzano sulla riattivazione delle centrali idroelettriche Salto I e Salto II, nel comune di Capistrello, era saltata fuori la mancata realizzazione di una pista ciclabile continua a doppia corsia lungo il fiume Liri, tra Castellafiume e Balsorano. Per quel progetto la Comunità montana Valle Roveto aveva ricevuto un finanziamento dal ministero dell’Economia pari a 90mila euro, finanziamento che aveva dovuto restituire per non aver eseguito i lavori. Ora la Procura regionale della Corte dei conti, nella persona del vice procuratore Erika Guerri, ha citato a giudizio di responsabilità l’allora presidente della Comunità montana, Marcello Di Cesare, il vice presidente Andrea Corsetti, l’assessore Antonio Diodato Di Rocco, il segretario Stefano Di Rocco e il responsabile dell’ufficio tecnico, Luigi Degni. Una serie di vicissitudini aveva fatto sì che l’originario progetto non venisse mai realizzato. Nonostante l’erogazione del contributo statale e il relativo impegno di spesa, infatti, con una determinazione successiva il responsabile dell’ufficio tecnico della Comunità montana aveva affidato a un professionista la progettazione di una pista ciclabile per mountain bike nel Comune di Capistrello, a fronte di un compenso di 10mila euro. Dalla relazione illustrativa e tecnica depositata emergeva chiaramente la diversa natura e localizzazione dell’opera rispetto a quella finanziata dal Mef, trattandosi di un intervento di ripristino di una strada-sentiero detta strada comunale delle Peschiere, a Capistrello. Ma non basta, perché anche il Comune si era inserito nella vicenda, chiedendo che le somme venissero utilizzate per la realizzazione di una pista ciclabile in zona Cannavine, un’area diversa dalle due precedenti. Di fatto, nel corso degli anni nessun intervento è stato mai realizzato, e per questo la Ragioneria dello Stato ha chiesto il reintegro delle somme.
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