«Pistola alla testa, zitto o ti ammazzo»

Testimonianze choc: così avvenivano gli assalti ai commercianti. Ma i due arrestati Felughi e Morelli negano
AVEZZANO. «Mi ha afferrato per il collo e mi ha puntato una pistola alla testa: mi ha detto di stare zitto sennò mi avrebbe sparato». È la testimonianza choc di un cliente di una delle attività commerciali assaltate ad Avezzano fra ottobre e dicembre dell’anno scorso. Un racconto che emerge dalle carte dell’inchiesta, dove terrore si somma a terrore: il bambino minacciato dalla pistola, con la nonna che cerca di proteggerlo, la barista che piange rannicchiata dietro al bancone, i lunghi minuti di paura nella farmacia comunale assaltata. Il gip Francesca Proietti, che ha firmato l’ordinanza che ha portato in carcere Santo Felughi, detto il Siciliano, e Mario Morelli, ritenuti gli autori di almeno tre colpi, esalta la «forza dell’intimidazione conseguente all’uso delle armi» dei due indagati, con una spiccata «personalità criminale», visto che il «crimine sembra rappresentare lo strumento ordinario attraverso il quale gli indagati traggono fonti di sostentamento e di facile guadagno con grave pregiudizio non solo per il patrimonio oggetto di aggressione, ma anche per l’incolumità delle persone coinvolte». A Felughi e Morelli vengono contestate le rapine al bar “Flat river” in via delle Olimpiadi, alla farmacia comunale in via De Cervantes e alla tabaccheria “L’angolo di via America”. L’operazione, portata a termine dalla squadra anticrimine del commissariato di polizia, vede anche altri tre indagati: Pasquale Di Silvio, finito agli arresti domiciliari per avere violato l’obbligo della sorveglianza speciale e per resistenza a pubblico ufficiale, il fratello N.D.S. e la madre A.P.. I tre, secondo la ricostruzione degli investigatori, hanno ostacolato il controllo di un’auto, dopo la rapina di dicembre nella tabaccheria, circondando con fare minaccioso gli agenti di polizia. Il siciliano Felughi e il rom Morelli ieri mattina sono comparsi davanti al gip Proietti per l’interrogatorio di garanzia. «Non abbiamo niente a che fare con le rapine, mai minacciato un bimbo e siamo pronti a dimostrarlo», avrebbero detto entrambi. Gli arrestati sono difesi dagli avvocati Vincenzo Retico, Ilaria e Raffaele Mezzoni. La famiglia Di Silvio è assistita dall’avvocato Antonio Pascale. L’inchiesta è stata coordinata dal sostituto procuratore Roberto Savelli e si basa su una serie di elementi raccolti dalla polizia: immagini delle telecamere, abiti indossati dai banditi, testimonianze. Gli agenti dell’anticrimine sono convinti di non avere finito il lavoro: cercano i complici dei rapinatori e i fiancheggiatori.
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