Pistola contro bimbo, presi

Due arresti: colpi a tabaccaio, farmacia e bar. Altri 3 indagati per l’assalto alla polizia
AVEZZANO. La banda delle Fiat Uno ha terrorizzato i commercianti di Avezzano per almeno tre mesi, utilizzando le pistole con sorprendente disinvoltura e non fermandosi neanche di fronte agli occhi impauriti di un bambino di 10 anni. Quel bambino che il 18 dicembre scorso si trovava con la nonna nella tabaccheria “L’angolo di via America” e si era visto puntare un’arma in fronte. I presunti autori del colpo, da ieri mattina, si trovano dietro le sbarre del carcere San Nicola. Si tratta di Santo Felughi detto il Siciliano o Sicilia, 52 anni, nato a Messina ma residente ad Avezzano, e di Mario Morelli, 23 anni, appartenente a una delle famiglie della comunità rom cittadina. Per la polizia sono gli autori dell’assalto nella tabaccheria delle sorelle Fasciani. A Felughi e Morelli vengono contestate anche altre due delle sette rapine compiute tra l’autunno e l’inverno scorso, la prima nella farmacia comunale in via De Cervantes e l’altra nel bar “Flat rider” in via delle Olimpiadi. I complici sono ricercati. In tutti i colpi, infatti, c’era almeno un terzo uomo. Nell’ambito della stessa operazione è finito agli arresti domiciliari Pasquale Di Silvio, 26enne, anch’egli della locale comunità rom. Il giovane è accusato di resistenza a pubblico ufficiale e violazione della sorveglianza speciale (non è indagato per le rapine). Il 18 dicembre, giorno del colpo nella tabaccheria, i poliziotti intercettarono un’auto sospetta, ma in via Mattarella fu impedito loro di eseguire un controllo. Gli agenti vennero circondati da alcuni rom che con fare minaccioso, stando alla ricostruzione degli inquirenti, aiutarono gli occupanti dell’auto a dileguarsi e a nascondere alcuni oggetti. Oltre a Di Silvio, sono indagati con le stesse accuse il fratello N.D.S. e la madre A.P., originaria di Celano. I provvedimenti sono stati disposti dal gip Francesca Proietti del tribunale di Avezzano, mentre l’inchiesta è coordinata dal pm Roberto Savelli. Tutta l’indagine è frutto di un meticoloso lavoro della squadra anticrimine del commissariato di polizia agli ordini di Gaetano Del Treste.
Diversi gli indizi a carico di Felughi e Morelli, avvalorati dalla visione dei filmati delle telecamere (sia quelle all’interno dei locali assaltati che le altre distribuite in città) e da diverse testimonianze dei commercianti o dei clienti: l’uso di vecchie Fiat Uno auto rubate o ricettate, la presenza di un’altra vettura nelle vicinanze dei locali rapinati e utilizzata per la fuga, l’uso di guanti e di passamontagna, l’utilizzo di pistola (in un caso solo una, negli altri almeno due), la cadenza avezzanese. Attraverso i filmati, gli agenti sono riusciti a ottenere immagini degli indumenti utilizzati (e sequestrati), come jeans e persino un paio di boxer con una scritta. Durante il burrascoso controllo in via Mattarella, uno dei poliziotti ha notato nell’auto un borsello modello Coccinelle di colore rosso rubato poco prima a una delle donne in tabaccheria. La rapina al “Flat rider” il 22 ottobre aveva fruttato 3.910, quella alla farmacia comunale 6mila euro (soldi prelevati dalla cassaforte), l’ultima in tabaccheria circa 7mila euro e altri 11mila euro tra valori bollati e Gratta e vinci. Una delle rapine fu compiuta cinque giorni dopo le perquisizioni della polizia nelle case dei sospettati.
Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Ilaria e Raffaele Mezzoni, Vincenzo Retico e Antonio Pascale.
Nell’applicare le misure cautelari, il gip ha evidenziato «le indoli criminali» dei protagonisti. «Grazie al lavoro del commissariato di polizia di Avezzano», ha sottolineato Alessandro Gini, capo di gabinetto della questura dell’Aquila, «è stata data una rapida ed efficace risposta per riaffermare la legalità».
Soddisfazione è stata espressa anche dal dirigente del commissariato, Paolo Gennaccaro: «Gli indagati hanno una capacità delittuosa rilevante e sono contento del lavoro dei miei uomini».
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