Pistola senza tappo rosso Assolto un commerciante

8 Febbraio 2017

AVEZZANO. Mettere in vendita la riproduzione storica di una pistola priva di tappo rosso inamovibile alla canna non è sufficiente per configurare un reato. Lo ha stabilito il giudice monocratico del...

AVEZZANO. Mettere in vendita la riproduzione storica di una pistola priva di tappo rosso inamovibile alla canna non è sufficiente per configurare un reato. Lo ha stabilito il giudice monocratico del Tribunale di Avezzano, Stefano Venturini, assolvendo D.S., 53 anni di Frascati, che aveva venduto la riproduzione di un revolver a un uomo di Carsoli, che a sua volta lo aveva messo in vendita, esponendolo nella vetrina del suo negozio. Si tratta della riproduzione in metallo di un’antica Colt Texville americana, di quelle che si vedono comunemente nei film western diretti da Sergio Leone (. La giurisprudenza consolidata in materia ha sempre ritenuto che la mancanza del tappo rosso all’estremità della canna rappresentasse una violazione di legge. Anche perché numerosi modelli riproducenti famose pistole – ovviamente più vicine ai nostri tempi di quella oggetto della sentenza – sono realizzate in metallo e possono essere anche trasformate in armi comuni da sparo con l’utilizzo di munizioni. E quindi farsi trovare in possesso, ad esempio, di una scacciacani senza il prescritto tappo rosso che ne connota la natura inoffensiva può creare serie problemi. Non è un caso, del resto, che in molte rapine i malviventi, o per attenuare la loro responsabilità in caso di cattura o per difficoltà a procurarsi armi autentiche, usino le cosiddette pistole-giocattolo, cioè armi che riproducono fedelmente le caratteristiche di pistole vere a cui viene rimosso il tappo rosso. Il giudice del tribunale di Avezzano si è discostato da questa impostazione ritenendo, invece, che «è sufficiente esaminare il corpo del reato per accorgersi che questa riproduzione storica dell’antica Colt ancorché realizzata in una lega metallica particolare, presentava la canna otturata da pistoncino metallico e non era in alcun modo trasformata in arma da guerra o comune da sparo». L’imputato era difeso dall’avvocato Crescenzo Presutti.

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