Pistole, senza certificato scatta il divieto

La questura bussa ai possessori di armi sparsi sul territorio provinciale: sei mesi di tempo per evitare il ritiro
L’AQUILA. Con una mano il governo si appunta la medaglia della legge sulla legittima difesa – e 70 parlamentari leghisti vanno oltre: vogliono un progetto di legge per raddoppiare la potenza dell’arma che può essere detenuta senza licenza – e con l’altra il ministero dell’Interno, nella sua diramazione territoriale, la questura, avvia un giro di vite sul possesso di armi.
PISTOLERI AVVISATI. I possessori di armi su tutto il territorio provinciale – circa 170mila quelle circolanti – sono avvisati. La divisione polizia amministrativa, sociale e dell’immigrazione ha infatti diffuso un nuovo appello dopo quello di due anni fa, quando si parlò di 700 armi mancanti all’appello. Anche qui c’entra il terremoto. L’ipotesi principale è legata alla situazione emergenziale: molte armi sono rimaste nelle case inagibili. Magari sepolte sotto le macerie di quelle crollate o demolite in seguito. Oggi, invece, la questura informa che è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto legge dell’agosto del 2018 che ha recepito la direttiva europea sul controllo, l’acquisizione e la detenzione di armi. Il decreto in questione prevede che tutti i possessori di armi che negli ultimi cinque anni non abbiano esibito il certificato medico attestante i requisiti psicofisici dovranno presentare, entro e non oltre il 14 settembre 2019, il documento relativo.
ECCO COSA FARE. La questura dell’Aquila fa sapere, nello specifico, che il certificato medico richiesto dovrà essere rilasciato dall’Azienda sanitaria locale oppure da un ufficiale medico oppure ancora da un medico appartenente alla polizia di Stato. Per la mancata esibizione dell’atto è previsto, dunque, il provvedimento amministrativo finalizzato al divieto di detenzione delle armi, con conseguente ritiro delle stesse.
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