Pizzola: le mie battaglie in difesa di natura e diritti

Amico del radicale Pannella, ha 73 anni e da oltre dieci guida i Comitati no Snam «Nel ‘67 fondai anche il gruppo di Azione pacifista non violento e antimilitarista»
SULMONA. Un uomo visionario e controcorrente, impegnato fin da adolescente nelle battaglie civili. Sogna un mondo senza armi né guerre, più pulito e libero dai pesanti condizionamenti prodotti dagli interessi delle multinazionali. Mario Pizzola, 73 anni, laureato in Economia e commercio, si racconta. Lui che da anni è l’anima dei no Snam, quelli che a Sulmona non vogliono gasdotto e centrale.
La storia del Pizzola “pasionario” dove comincia?
«Le battaglie sono iniziate a 20 anni, quando ho aderito al Movimento non violento fondato da Aldo Capitini, promotore della prima marcia contro le guerre Perugia-Assisi. Era il 1961. Poi, nel febbraio del ‘67, fondammo a Sulmona un gruppo di Azione pacifista per diffondere le idee non violente e antimilitariste. E proprio in quell’anno conobbi Marco Pannella, iniziando a collaborare con le attività del Partito radicale».
Qual è stato il rapporto con il leader radicale?
«Con Marco è stato da subito un rapporto di grande complicità, accomunati dalle battaglie per i diritti civili: divorzio, aborto, riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza al servizio militare. Nel novembre del 1967 come Gap (Gruppo azione pacifista, ndc), abbiamo organizzato la prima marcia della pace e del lavoro, da Sulmona al monte San Cosimo, per la smilitarizzazione del deposito militare. Alla marcia presero parte Marco Pannella, diversi radicali, oltre a tanti antimilitaristi provenienti da ogni parte d’Italia. In quell’occasione Pannella fu anche denunciato dalla polizia di Sulmona per vilipendio al capo di Stato estero perché nel comizio definì re fuggiasco Costantino di Grecia».
E lei quante ne ha avute di denunce?
«Tante (sorride): dal vilipendio alle forze armate all’istigazione a disobbedire. Ma tutte andate a vuoto, compresa quella dell’ex sindaco Fabio Federico. Solo una volta me la sono vista brutta, quando venni arrestato durante un comizio a Torino. Nel gennaio del ‘71 organizzammo a Sulmona il primo convegno nazionale antimilitarista che vide la partecipazione di Pannella e dei radicali, anche di diversi obiettori di coscienza, tra cui Pietro Pinna, primo obiettore del Dopoguerra. Il mese successivo insieme ad altri sette giovani di varie parti d’Italia demmo vita alla prima obiezione collettiva in Italia. Dopo cinque mesi di latitanza impiegati per propagandare idee pacifiste in tutta Italia, venni arrestato per renitenza alla leva mentre tenevo un comizio a Torino a favore dell’obiezione. Sono stato rinchiuso nel carcere militare di Peschiera del Garda per quattro mesi. Quell’esperienza in carcere mi diede la possibilità di scrivere il primo diario da obiettore, la rivista “La prova radicale” che fu pubblicata nel 1991».
C’è stata anche un’esperienza nel mondo sindacale?
«Giusto. Sono entrato nel mondo sindacale facendo il segretario per l’Abruzzo e il Molise degli edili della Cisl. Erano gli anni in cui anche Raffaele Bonanni iniziava a fare il sindacalista. Finita l’esperienza ho iniziato a fare il contadino e l’ambulante. Poi, nei primi anni 80 ho iniziato a disegnare vignette antimilitariste pubblicate in diversi giornali, anche internazionali. Anche per il Centro. Con l’apertura del quotidiano, infatti, l’allora direttore Ugo Zatterin mi chiamò a ricoprire il ruolo di vignettista del giornale, che ho svolto fino al 1990. In quel periodo ho abbracciato l’impegno politico coi Verdi, ricoprendo dal ‘90 al ‘95 la carica di consigliere provinciale e dal ‘97 quella di consigliere comunale. Dal ‘98 al 2000 sono stato portavoce regionale dei Verdi, con la battaglia condotta per impedire il terzo buco nel Gran Sasso. Poi l’impegno proseguì contro le industrie impattanti che volevano insediarsi a Sulmona».
Infine il metanodotto.
«Nel 2008, con l’arrivo del progetto Snam, nascono i Comitati cittadini per l’ambiente. E dopo 11 anni siamo ancora in campo per fermare un progetto che è a nostro avviso non solo pericoloso ma anche inutile. Una battaglia che siamo determinati a vincere, portandola avanti fino a quando non sconfiggeremo i grandi interessi economici e finanziari che sono dietro a questa operazione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

