Più posti per afgani e ucraini in fuga
Aumenta la disponibilità nei centri di accoglienza di Campo di Giove e Cansano
CAMPO DI GIOVE. Più posti letto e più accoglienza per i rifugiati grazie al progetto “Maiella Accoglie”. Attraverso al decreto ministeriale del 9 giugno scorso, il governo ha concesso ai Comuni di Campo di Giove e Cansano, e alla Horizon service, società cooperativa sociale di Sulmona, le risorse per garantire l’ampliamento dei posti da destinare all’accoglienza delle persone provenienti dall’Afghanistan e dall’Ucraina che fuggono dai loro Paesi. Ad annunciarlo sono stati il sindaco di Campo di Giove, Michele Di Gesualdo, di Cansano, Luca Malvestuto, e il presidente della Horizon, Gennarino Settevendemie, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato. «Si tratta di una bella notizia di accoglienza e solidarietà per il nostro territorio», hanno precisato, «per entrare nello specifico del decreto, il nostro progetto vedrà l’ampliamento di 12 posti distribuiti tra i comuni di Campo di Giove e di Cansano, gli Enti locali titolari del progetto, unico esempio di accoglienza Sai (Sistema accoglienza integrazione) del centro Abruzzo. Questo ampliamento rappresenta per noi un importante riconoscimento al lavoro che quotidianamente viene svolto dall’équipe multi-professionale della cooperativa Horizon service di Sulmona in stretta sinergia e coordinamento con i due comuni titolari». Con il progetto “Maiella Accoglie” i Comuni di Campo di Giove e Cansano si stanno affermando come esempio concreto di accoglienza dignitosa di famiglie migranti che fuggono da guerra e povertà e che puntano a integrarsi. Nei giorni scorsi, inoltre, gli operatori volontari del progetto di servizio civile universale “Open world” promosso dalla Horizon service, insieme al Csv Abruzzo e all’associazione Fraterna Tau dell’Aquila, hanno lanciato una campagna social che mira alla sensibilizzazione sui progetti di integrazione delle persone migranti nel tessuto sociale, in particolare dei minori. Grazie a un questionario on-line, rivolto a più di 200 persone della provincia dell’Aquila, è emerso che la conoscenza del fenomeno migratorio è molto bassa, a volte distorta e spesso legata agli stereotipi più conosciuti. (e.b.)

