«Poco spazio per i cattolici nella politica»

L’AQUILA. C’è un ruolo per i cattolici nella politica italiana? «Per rispondere a questa domanda basta guardare al mondo in cui viviamo, e constatare quanto a lungo abbia ormai dominato, e quanto...
L’AQUILA. C’è un ruolo per i cattolici nella politica italiana?
«Per rispondere a questa domanda basta guardare al mondo in cui viviamo, e constatare quanto a lungo abbia ormai dominato, e quanto profondamente si sia radicato, proprio nelle società che oggi vengono proposte a tutte le altre come modello di sviluppo e di “modernità globale”, un individualismo egoista e narcisista: una vera idolatria del danaro e del successo che si ammanta talora delle stesse parole della religione». È il senso del dibattito che si è svolto al Coworking Strange Office in un seminario organizzato da “L’Aquila che Rinasce”, nel calendario di “Onda d’innovazione”. Relatore il professor Giuseppe Sacco, con lui hanno partecipato Marco Fanfani, Roberto e Salvatore Santangelo, Angelo Taffo, Riccardo Cicerone, Francesco Bignotti e Nicola Colantonio, moderati da Luca Bergamotto.
«Uno sguardo anche fugace sul mondo contemporaneo porta ad apprezzare a pieno le parole di Paolo VI, secondo il quale “l’impegno politico è la più alta forma di carità”», è stato detto nel seminario. «L’impegno politico è però tutt’altro che facile. E lo si vede bene dal fatto la presenza dei cattolici nel dibattito intellettuale stenta ad andare oltre i temi della morale familiare, della morale sessuale e delle delicate questioni poste dalla genetica, su cui è tanto più difficile orientarsi in quanto, con il nuovo secolo, la comune percezione del progresso scientifico lo fa rassomigliare sempre più a una minaccia e sempre meno a una promessa. Sul piano del concreto impegno sociale, l’azione di molti che si dichiarano cattolici sembrano essere limitate a offrire poco più che un’elemosina ai più marginali, e soprattutto assistenza e aiuto a quanti più possibile di coloro che cercano – troppo spesso illegalmente – di fuggire la miseria di cui soffrono in patria e immigrare nel nostro Paese. In questo secondo caso, in particolare, pochi sembrano consapevoli del fatto che la risposta imposta dal sentimento di solidarietà umana non può essere la stessa quando ci si trova di fronte a fenomeni massicci come quelli oggi in atto nella demografia mondiale».

