Poligono, la Regione chiede l’esame Via

Già depositata la documentazione per la valutazione d’impatto ambientale. Termine del 3 luglio per presentare le osservazioni
L’AQUILA. La Regione ha avviato la valutazione di incidenza ambientale (Via) relativa al poligono militare di monte Stabiata nei pressi di Collebrincioni, la frazione a 8 chilometri dal capoluogo. Lo fa sapere la “Stazione ornitologica abruzzese” che sulla sua pagina Facebook scrive che il «3 giugno il Comando militare esercito Abruzzo ha depositato la documentazione con lo studio di incidenza ambientale che ora dovrà essere esaminata dal Comitato valutazione di impatto ambientale della Regione, previo parere del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Cittadini, associazioni ed enti possono presentare osservazioni entro il 3 luglio prossimo».
«Piovono colpi di mortaio ed altre armi da fuoco in un parco nazionale e in una zona di protezione speciale dell’Unione Europea, dove volano grifoni, aquile, falchi pellegrini», scrive ancora la Stazione ornitologica, «detta così sembrerebbe ai più una boutade considerato il controsenso in termini ma è quello che si verifica da tanti, troppi anni, a monte Stabiata, vicino la frazione aquilana di Collebrincioni. Dopo molte proteste, improvvisamente il Comando militare esercito Abruzzo si è finalmente accorto che esistono, dal 1997, le norme che regolano le attività nelle zone di protezione speciale e che prevedono che qualsiasi iniziativa possa avere effetti in un sito della Rete Natura 2000 debba essere assoggettata a valutazione di incidenza ambientale. Il 3 giugno scorso il Comando ha depositato la documentazione con lo studio di incidenza ambientale che dovrà essere ora esaminata dal Comitato regionale Via. La Stazione ornitologica abruzzese presenterà le proprie osservazioni contrarie e auspica una vasta mobilitazione contro questa attività militare che dovrebbe essere considerata un vero e proprio anacronismo in un’area protetta nazionale. Pensare che un colpo di mortaio oppure il transito di mezzi cingolati sia sostenibile in un sito di valore internazionale per la biodiversità e la natura in genere è, a nostro avviso, un evidente controsenso. Che cosa farà una specie protetta che si vede arrivare il colpo di mortaio o una bomba a mano sul proprio nido? Tra l’altro gli impatti delle attività svolte finora sono del tutto evidenti, da quelli palesi come le tracce dei mezzi cingolati sopra i pascoli a quelli più subdoli come la contaminazione da metalli pesanti. Infatti, in tre dei venticinque punti dove sono stati raccolti campioni di suolo, poi analizzato direttamente dai militari, è stato riscontrato il superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione per il piombo. Si è quindi reso necessario un procedimento di bonifica dei suoli. Su questo aspetto chiederemo approfondimenti sui limiti utilizzati, visto che sono stati considerati quelli per le zone industriali e non quelli per le aree a verde. Ci risulta», continua la Stazione ornitologica, «che gran parte dell’area sia utilizzata per pascolo e altre attività agro-silvo-pastorali. Se avessero usato questi limiti il numero dei campioni con criticità sarebbe molto più elevato. Riteniamo», conclude la nota, «che oltre 3.000 ettari di prezioso territorio appenninico debbano essere restituiti agli usi compatibili, dal pascolo alle attività turistiche a basso impatto, e, soprattutto, alla conservazione della natura».
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