Poliziotti, chiesto il trasferimento Una nuova sede per dieci indagati

14 Ottobre 2023

Avviso di contestazione per incompatibilità ambientale per gli agenti coinvolti: 20 giorni per la difesa Secondo i vertici della Polstrada il provvedimento li tutelerebbe da situazioni lavorative non ideali 

PRATOLA PELIGNA. Potrebbero andare a lavorare in una sede diversa dalla sottosezione di Pratola Peligna dieci dei diciannove poliziotti della stradale finiti sotto inchiesta per una serie di reati che avrebbero commesso nel corso della loro attività lavorativa. Si tratta di Paolo Di Loreto, Alessio Imperatore, Gianni Ranieri, Angelo Tarola, Alfonso Bartoli, Pasquale Berarducci, Beniamino Del Rosso, Luca Madonna, Franco Perna e Dino Petrella. A loro è stato recapitato un avviso di contestazione di incompatibilità ambientale notificato dai vertici della polizia stradale dell’Aquila anche per la risonanza mediatica che ha avuto la vicenda. I dieci poliziotti, gli stessi che erano stati raggiunti dal provvedimento di sospensione dal lavoro poi revocato dal tribunale del Riesame dell’Aquila, hanno ora venti giorni di tempo per presentare le memorie difensive. Si tratterebbe di un provvedimento che, secondo le intenzioni dei vertici della Stradale, andrebbe a tutelare soprattutto i poliziotti indagati che potrebbero trovarsi in situazioni lavorative non proprio ideali visto che dovrebbero lavorare insieme ai colleghi che hanno portato avanti le indagini culminate con il provvedimento di sospensione dal servizio poi revocato dai giudici del tribunale del Riesame. Secondo i giudici aquilani, infatti, le esigenze cautelari sarebbero state adottate in ritardo rispetto alla data delle contestazioni nella maggior parte dei casi, sarebbe venuta meno la possibilità di reiterazione del reato. Inoltre gli indagati, sempre secondo i giudici del Riesame, non sarebbero stati messi nelle condizioni di potersi difendere davanti al giudice per le indagini preliminari in quanto la Procura non è riuscita a fornire nei tempi stabiliti l’intera documentazione con tutte le contestazioni rivolte ai poliziotti raggiunti dal provvedimento cautelare di sospensione dal posto di lavoro per il periodo, a seconda dei casi, da 8 a 12 mesi. Dei dieci faldoni frutto dell’inchiesta portata avanti in tre anni di indagini, solo quattro sarebbero stati messi a disposizione degli avvocati difensori. Tutti motivi che sono alla base della decisione dei giudici del tribunale del Riesame di revocare il provvedimento cautelare richiesto dalla Procura e disposto dal gip. Le accuse a vario titolo per i 19 poliziotti sotto inchiesta sono truffa e falso ai danni dello Stato, peculato, furto, omissione di atti d’ufficio, omissione di soccorso e interruzione di pubblico servizio. In tre anni d’indagini, dal 2019 al 2022, svolte tramite intercettazioni ambientali e telefoniche, gps e telecamere, i poliziotti avrebbero abbandonato il posto di lavoro per dormire in auto o intrattenersi in alcuni esercizi commerciali mentre erano in servizio. Approfittando della propria posizione, tre di loro avrebbero rubato beni di tenue entità patrimoniale in una stazione di servizio. Altri avrebbero inoltre utilizzato auto di servizio per fini privati e, sempre secondo l’accusa del sostituto procuratore Stefano Iafolla, avrebbero omesso di svolgere rilievi in un sinistro stradale e di prestare soccorso a un veicolo in panne. Se dieci dei diciannove indagati saranno o meno trasferiti si saprà a breve. Al momento tutti hanno ripreso regolarmente a lavorare nella sede di Pratola.
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