Pollaio distrutto dall’orsa, sì al risarcimento

Pettorano, il giudice di pace dà ragione a un allevatore: 4mila euro per le galline divorate da Peppina
PETTORANO SUL GIZIO. Gli aveva distrutto il pollaio e ucciso e divorato galline e oche. A più riprese aveva chiesto alla direzione del Pnalm e alla Regione di intervenire per fermare le scorribande dell’orsa Peppina. Stanco delle promesse, tutte disattese, ha preso carta e penna e si è rivolto al giudice di pace chiedendo il risarcimento dei danni provocati dall’orsa. E l’altro giorno il giudice gli ha dato ragione. Protagonista della vicenda è Domenico Ventresca che risiede con la madre Loreta Crugnale in una villetta nella frazione di Valle Larga nel comune di Pettorano sul Gizio, il quale riceverà dalla Regione la somma di 4 mila 320 euro a titolo di risarcimento dei danni subiti dall’orsa Peppina. La Regione, inoltre, è stata condannata al pagamento delle spese processuali (1.535 euro). Nella richiesta di risarcimento accolta dal giudice di pace è stata ricordata la scena che si presentò ai proprietari del pollaio, appena dopo l’incursione dell’orsa. Tanto fu lo spavento provato dall’anziana madre alla vista di Peppina che sfondava la porta del pollaio, che fu costretta a far ricorso alle cure del suo medico che certificò un trauma psicofisico dovuto anche all’età. Ma la battaglia di Ventresca non si ferma qui: «Ho già inoltrato richiesta di risarcimento per i danni che mi ha provocato un cervo che a più riprese, nell’agosto dello scorso anno», evidenzia Ventresca, «è entrato nel mio terreno distruggendo gli alberi da frutto. Fatto che è stato accertato dai carabinieri di Sulmona e dalla polizia provinciale». Intanto, l'Istituto zooprofilattico di Teramo ha fatto chiarezza sulla vicenda del lupo trovato morto nei pressi di Villetta Barrea. L’animale è morto a causa di molteplici lesioni riportate dopo un’aggressione subita da animali della stessa specie. Ad un primo controllo, le uniche due lesioni visibili esternamente erano due grossi fori, posti in maniera tale da apparire come l’entrata e l’uscita di un solo colpo di arma da fuoco. Solamente con l’aiuto della necropsia è stato possibile accertare la presenza di molteplici lesioni politraumatiche concentrate sotto il collo dell’animale e non visibili dall’esterno e in superficie. Lesioni coerenti con un’aggressione di canidi, sgombrando così il campo dalla convinzione che il lupo fosse stato ucciso con dei colpi d’arma da fuoco. (c.l.)
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