Pomilio, dal libro Cuore ai suoi romanzi storici

«Oggi è il genere che preferisco perché incoraggia a conoscere la propria storia» La scrittrice incontra gli studenti del Torlonia: ma documentarsi è fondamentale
AVEZZANO. «Io scrivo per me, non per gli altri, ma per pura passione».
Così si presenta Emma Pomilio, scrittrice avezzanese e figlia d’arte – appartenente all’illustre famiglia di Mario Pomilio – che ha onorato il liceo classico “Alessandro Torlonia” della sua presenza per una conferenza tenutasi nell’aula magna dell’Istituto.
La scrittrice, dopo anni di assenza, è finalmente “tornata a casa”, nella scuola che l’ha formata e l’ha vista crescere, indirizzandola poi all’Università La Sapienza di Roma, nella facoltà di Lettere Classiche.
La Pomilio ha poi seguito le orme del padre e dello zio diventando una rinomata romanziera di genere giallo e storico.
Durante la conferenza, la scrittrice ha voluto illustrare i segreti del mondo della scrittura agli studenti, raccontando la sua esperienza e rispondendo alle numerose domande e curiosità di docenti e alunni. L’incontro è stato promosso e coordinato dalla professoressa Anna Rita Cosimati, con la collaborazione della dirigente scolastica Annamaria Fracassi. Il via alla conferenza è stato dato dalla docente, che ha posto diverse domande all’autrice, lasciando poi spazio alle curiosità degli studenti.
“Perché proprio il romanzo storico? E non si è parlato abbastanza di Roma?
«Innanzitutto, ho scelto il romanzo storico perché ritengo sia un genere che attira le persone e le incoraggia a conoscere la propria storia e cultura. È una cosa che sicuramente noi italiani dobbiamo imparare a conoscere e ad apprezzare, perché il nostro Paese è proprio questo: tradizione e monumenti. Tutto il mondo ci invidia la bellezza e la grandezza della nostra storia, tutta l’arte che abbiamo noi non si trova da nessun’altra parte. Perché Roma? Roma ha fatto sì che diventassimo quelli che siamo, e no, sono dell’opinione che non si parli mai abbastanza di Roma: è come una cipolla. Ogni strato è pieno di dettagli e non si finisce mai di scoprirne e di analizzarne di nuovi».
Come riesce a conciliare la parte scientifica con la parte fantastica, come nel caso del suo libro Il Ribelle, all’interno del quale mescola una leggenda così consolidata come quella della fondazione di Roma, con una storia originale?
«Nella costruzione di un romanzo storico la documentazione è fondamentale. Passo giorni a studiare e a documentarmi anche solo prima di fare la scaletta vera e propria. Bisogna ricostruire attentamente la mentalità di quel tempo, per creare personaggi verosimili. Sinceramente, con la leggenda di Roma, essendo, appunto, una leggenda, è stato relativamente semplice, ma ne “Il sangue dei fratelli” inserire il personaggio di Silla è stato insidioso. Ho consultato moltissime versioni riguardo la sua personalità, spesso contrastanti, e sinceramente mi sono anche creata una mia versione. Spero che sia riuscito, davvero»,
Come e quando si è appassionata al genere giallo? C’è qualche libro che ha segnato la sua formazione?
«La mia passione per il genere è nata fin da ragazza, quando, a casa di mio zio, sgattaiolavo nella stanza attraverso la finestra per leggere i libri “da grandi”. Proprio in questi anni ho letto i libri che mi hanno segnata, tra cui i romanzi di Emilio Salgari, Cuore, Le avventure di Tom Sawyer»
Si può imparare a scrivere? Crede che ci sia una connessione tra il saper scrivere e il saper leggere?
«A mio parere, per intraprendere qualsiasi professione, si ha bisogno di passione e tanto, tanto impegno. Non si può far nulla senza questi due elementi. Nel caso dello scrittore, servono certamente talento e inclinazione personale, come in tutto. E i libri sono la migliore scuola da cui possiamo attingere, ma non solo per quanto riguarda la scrittura. I libri fanno sì che i giovani si formino, che abbiano idee, che diventino indipendenti».
Giulia Serafini
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