Pompieri, 6 comandanti in 8 anni Caserma al palo, Map nel mirino

19 Settembre 2017

Vigili del fuoco senza pace. Da un’emergenza all’altra senza la soluzione del doppio caso spinoso I frequenti avvicendamenti nella scala gerarchica hanno rallentato l’iter delle ripetute segnalazioni

L’AQUILA. Sei comandanti in otto anni. La caserma ancora da ricostruire. A otto anni dal terremoto. E la matassa a dir poco ingarbugliata del villaggio Scarcella da dipanare. Letti in controluce, i tre indizi fanno quasi una prova. La poltrona di comandante provinciale dei vigili del fuoco scotta. Trapela un certo imbarazzo dagli ambienti dei vigili del fuoco, alla luce dell’inchiesta, di cui ha dato notizia il Centro, relativa all’assegnazione e alla gestione delle casette provvisorie destinate al personale nell’immediata emergenza post-terremoto. Un caso esploso dopo una serie di segnalazioni interne, che hanno dato vita anche a un’indagine amministrativa di cui è stato portato a conoscenza anche il capo del Corpo dei vigili del fuoco, e che potrebbe portare a nuovi sviluppi.
POLTRONA SCOMODA. Dal 2009 a oggi, alla guida del comando provinciale di via Pescara si sono susseguiti ben sei dirigenti. Si tratta di Roberto Lupica, Eros Mannino, Vincenzo Ciani, Luciano Cadoni, Ennio Aquilino e Domenico De Bartolomeo, l’attuale comandante provinciale. La prassi vuole che il periodo di comando sia almeno triennale. In certi casi si ha anche la proroga. Invece all’Aquila, ufficialmente per motivi di carattere organizzativo, i comandanti dei vigili del fuoco durano in media anche meno di un anno e mezzo. La città capoluogo di regione viene considerata una «sede scomoda». Eppure, molti dirigenti, dopo essere stati all’Aquila, hanno anche fatto salti di carriera significativi. Tuttavia i due nodi principali che riguardano i vigili del fuoco nel post-terremoto non sono stati ancora risolti.
IL VILLAGGIO. La vicenda dell’assegnazione delle casette provvisorie di viale Panella, occupate da personale del comando e loro familiari, e della gestione delle utenze, che da tempo covava sotto la cenere, è esplosa in tutto il suo fragore. In due esposti, uno alla Procura della Repubblica e l’altro alla Corte dei conti, si ipotizzano illiceità e si chiede un intervento immediato per porvi freno. Cosa che non è avvenuta nonostante i sei cambi di dirigenza.
LA CASERMA. Altrettanto clamoroso il capitolo della mancata ricostruzione della caserma, un appalto da 12 milioni. Dopo un’attesa durata sette anni, dopo ben due bandi, di cui uno annullato, con tanto di polemiche sull’assegnazione secondo il criterio del «massimo ribasso», i lavori, che sarebbero dovuti partire circa un anno fa, sono ancora al palo. Così, l’area interessata dalla mancata ricostruzione è diventata una sorta di discarica, arricchita, negli ultimi giorni, dalla presenza di una montagna di armadietti dismessi, che aumentano il senso della precarietà e dell’abbandono.
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