Ponte Belvedere, la svolta: ecco le ruspe nel cantiere

L’attesa ricostruzione: il Comune consegna i lavori, ripresa dopo anni di stallo Intervento al via col trasporto di ghiaia e mezzi, poi l’installazione dei piloni
L’AQUILA. “...Eppur si muove”. Si potrebbe prendere in prestito la celebre frase attribuita a Galileo Galilei per commentare la comparsa delle ruspe sotto al ponte Belvedere. Nel corso di un incontro i Comune, sono stati consegnati i lavori e così sono comparse le ruspe per iniziare le opere di cantierizzazione. Mancano ancora i divieti di parcheggio, necessari per permettere ai mezzi di cantiere di entrare e uscire senza l’intralcio delle auto parcheggiate, e quindi, in ogni caso, i lavori non potranno iniziare prima di 48 ore. Ma la vista delle ruspe ha creato comunque un certo buonumore tra i tanti aquilani che stanno aspettando la ricostruzione del ponte Belvedere, dichiarato inagibile dopo il sisma del 2009, demolito con grandi difficoltà ormai tre anni fa, e da allora in perenne attesa della ripresa dei lavori di ricostruzione. In mezzo c’è stata la guerra in Ucraina, con la crisi del ferro e l’aumento dei costi, a cui si sono aggiunte le modifiche alla normativa che ha fatto cambiare strada al percorso autorizzativo, che ha evitato la commissione edilizia del Comune e gli uffici del Genio civile per approdare sui tavoli di una società esterna, la Bureau Veritas. Società che a maggio di quest’anno ha vidimato il progetto. Cosa accadrà adesso? Anche la fase di cantierizzazione, così come è accaduto con la demolizione del ponte, appare irta di difficoltà, tanto che le ditte interessate stanno procedendo «con i piedi di piombo». In effetti, è prevista la realizzazione di una rampa che, partendo da via XX Settembre, dovrà portare i mezzi di cantiere fino a mezza costa sul lato di via Persichetti. Per fare questo si dovranno trasportare sul posto migliaia di metri cubi di ghiaia, che permetteranno di costruire la rampa su cui dovrà salire la macchina che dovrà letteralmente piantare a terra le basi del ponte. Si tratta di oggetti dalle dimensioni enormi e dal peso ragguardevole. La base dell’antenna, la torre di acciaio su cui sarà successivamente impostato il ponte, sarà “avvitata” su 13 grandi piloni di un metro e 20 di larghezza e 15 metri di lunghezza posizionati sottoterra, sotto al ponte. Sul lato di via Persichetti, saranno messe in opera sottoterra una decina di strutture più piccole, così come avverrà sul lato di via Giovanni XXIII. Su queste strutture andranno poi posizionate le strutture del ponte che verranno montate come un enorme gioco del “meccano”, con le corde in acciaio che sosterranno la struttura orizzontale del ponte strallato. Questo tipo di ponte, a detta dei tecnici, è più di altri capace di resistere alle sollecitazioni di un terremoto distruttivo, ed è stato immaginato, pur con le dovute differenze, anche per lo Stretto di Messina, opera ingegneristica di sui si discute ormai da decenni.
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