Ponte Belvedere, nuova perizia

Si definirà se l’opera sarà demolita o riparata in base alle nuove rigide direttive sulla sicurezza
L’AQUILA. Dopo anni di dibattiti, studi, progettazioni che non hanno portato a nulla c'è una svolta sulla vicenda del ponte Belvedere chiuso dal 2009 per motivi di sicurezza. Il Comune ha affidato una perizia allo studio di ingegneria “Fausto Fracassi” che dovrà rispondere alla seguente domanda: il ponte può essere migliorato e adeguato alle norme tecniche emanate nel 2018 oppure deve essere demolito e rifatto da capo? Semplificando: il ponte va demolito oppure no? La risposta al quesito sarà dunque tecnica e non affidata ai tanti “sacerdoti” dell'Aquilanità ai pensieri confusi dei politici o a estemporanei sondaggi. E questo perché si è “scoperto” che due anni fa sono cambiate le normative sulla sicurezza dei ponti. Semplificando: ogni ponte (anche quello per superare un ruscello di due metri) deve avere la sicurezza massima, non esistono mezze misure. Quindi prima di prendere una qualsiasi decisione sul ponte Belvedere bisogna prima stabilire se la sicurezza massima la si può raggiungere sistemando quello che c'è (miglioramento con adeguamento) oppure rifarlo da capo (adeguamento). Quando si parla della soluzione apparentemente più semplice, cioè sistemare quello che c'è, non si tiene conto che i lavori dovranno comunque prevedere il sollevamento dell'attuale impalcato (la sede stradale per capirci) e la verifica attenta dei punti su cui appoggia (si tratta di strutture in cemento armato che risalgono a decenni fa). Ci sarebbe anche una terza soluzione e cioè migliorare quello che è possibile (non raggiungere il livello massimo di sicurezza) e poi mettere dei divieti di transito ai mezzi pesanti. Questa terza via non sembra però praticabile. A “naso” l'impressione è che si vada verso la demolizione e a quel punto si potrebbero cominciare a prendere in considerazione alcune soluzioni progettuali. Ma al primo posto dovrà esserci la sicurezza. Nella determina viene rifatta la storia di quello che è accaduto in questi anni quando si è stati capaci con i soldi pubblici di ricostruire ormai ben più della metà dei palazzi vincolati privati e non si è riusciti a rifare un ponte (realizzato tra il 1961 e il 1963 ha una lunghezza di 95 metri, un’altezza massima di circa 20 metri e una larghezza della sede viaria di 8 metri) eliminando magari le case popolari che gli stanno sotto dando agli inquilini abitazioni più dignitose e in un luogo meno pericoloso. Il primo studio sul ponte fu affidato dal Comune all'università nel 2015. Consegnato lo studio (che non imponeva la demolizione) fu affidato l'incarico di progettazione. Dopo qualche mese venne fuori che i soldi stanziati non sarebbero bastati a fare i lavori ( un milione e mezzo). Infatti nel 2018 lo studio che doveva mettere a punto il progetto fece sapere al Comune di non poter «proseguire nell'incarico a causa dell’importo del finanziamento non sufficiente a garantire la copertura dell’intervento». A quel punto invece di cercare di trovare i soldi necessari (come per i privati si fa) ci si mise d'accordo per la revoca dell'incarico. Tutto da rifare. Da allora tante chiacchiere e niente concretezza.
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