Ponte Belvedere, primo no dei cittadini

18 Febbraio 2020

Nell’incontro tra il Comune, commercianti e residenti: inutile spendere 40 milioni per ricostruirlo, le priorità sono altre

L’AQUILA. C’è stato fondamentalmente un secco no da parte dei cittadini e commercianti, che hanno partecipato numerosi (un centinaio circa) all’incontro convocato dall’assessore alla Ricostruzione dei beni pubblici e vicesindaco Raffaele Daniele, a Palazzo Fibbioni, per discutere del futuro del ponte Belvedere.
Attualmente ci sono due progetti che verrebbero presi in considerazione da parte dell’ente: uno, frutto di un bando per un concorso di idee, l’altro che è stato messo a disposizione gratuitamente.
A giugno dell’anno scorso, su invito del critico d’arte Roberta Semeraro, ideatrice e curatrice del progetto “Nove artisti per la ricostruzione”, l’archistar Volkwin Marg, fondatore dello studio Gerkan, Marg and Partners, uno dei più grandi studi di progettazione della Germania e del mondo, ha accolto l’invito a donare alla città dell’Aquila un suo progetto per il ponte Belvedere, come secondo intervento d’arte in scala monumentale di sostenibilità ambientale, dopo l’Amphisculpture di Parco del Sole di Beverly Pepper.
Il 7 e 8 agosto 2019, Marg, accompagnato dal suo assistente e dai suoi collaboratori, l’architetto Clemens Kusch e l’ingegnere Maurizio Milan, ha eseguito un primo sopralluogo all’Aquila per prendere visione dell’attuale condizione di ponte Belvedere e dell’area limitrofa, a partire dalla Fontana delle 99 Cannelle.
L’altro progetto preso in considerazione dal Comune, è quello della grande L e una A stilizzate, le iniziali della città dell’Aquila, per ridare vita al ponte Belvedere, nell’opera a firma Unirest, degli ingegneri Eleonora e Francesco Laurini. Ma per i cittadini e i commercianti riuniti ieri sera a Palazzo Fibbioni, il ponte va riparato e non demolito e ricostruito. «Si parla di oltre 40 milioni di euro», hanno detto i cittadini, «ma sono tanti soldi e le priorità sono altre».
I commercianti e i proprietari degli immobili tra Fontesecco (dove sorge il ponte) e via Sallustio, hanno sottolineato come la zona sia «morta».
«Da undici anni non si muove nulla e prima di pensare al ponte Belvedere, bisogna riportare le persone in quei quartieri e le attività commerciali e direzionali. Abbiamo sentito parlare addirittura di un cinema cittadino. In teoria ce ne sarebbe già uno, il Massimo, ma non funzionava prima del terremoto, perché il cinema all’Aquila è il Movieplex a Pettino», hanno precisato cittadini e commercianti. «In via Sallustio tanti edifici sono ancora da abbattere e non si muove nulla. Ci vorranno altri 5-6 anni, se tutto andrà bene. Come si fa a pensare di spendere 40 milioni per il ponte?». Dell’argomento si discuterà anche stamani nella seconda Commissione consiliare comunale.
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