Ponte chiuso, odissea del medico per visitare gli anziani pazienti

13 Settembre 2018

Pescasseroli, domenica la marcia di protesta dei residenti della Valle del Giovenco e dell’Alto Sangro La dottoressa Tatti: «90 minuti d’auto per andare a Bisegna, impossibile far fronte alle emergenze»

PESCASSEROLI. L’appuntamento è per domenica prossima lungo la Provinciale 17 del Parco nazionale d’Abruzzo, da dove in marcia sfileranno per il ponte del Giovenco chiuso dalla Provincia l’8 giugno scorso perché dichiarato pericolante. Sta per esplodere nuovamente la rabbia delle popolazioni della Valle del Giovenco e dell’Alto Sangro, che da oltre tre mesi si sentono in ostaggio a causa del ponte sbarrato che sta causando forti disagi per qualsiasi tipo di spostamento a tutti i residenti del territorio.
Come nel caso della dottoressa Lina Tatti, medico di base, che arriva da Pescasseroli. «La chiusura del ponte è un problema grandissimo», commenta Tatti, «che rischia di provocare conseguenze ben più gravi durante l’inverno. Abitualmente con una ventina di minuti da Pescasseroli sono a Bisegna, ma dal giorno dell'interruzione della strada per raggiungere il mio ambulatorio impiego circa 90 minuti. Figuriamoci cosa succederà con il cattivo tempo e la neve. È certo che in caso di emergenza non potrò garantire il pronto intervento ai miei pazienti in tempi rapidi».
Per non parlare delle difficoltà nei soccorsi: l’ambulanza più vicina a Bisegna è quella di Pescasseroli ma con il ponte chiuso deve arrivare il mezzo da Avezzano. Gli operatori del pronto soccorso di Pescasseroli sono costretti, invece, a percorrere circa 50 chilometri in più, dovendo fare un giro ben più lungo. Il ponte sulla provinciale 17 che collega la Valle del Giovenco con il Parco d’Abruzzo è chiuso da oltre novanta giorni con disagi anche per tanti lavoratori pendolari. C’è chi, come il responsabile dell’ufficio tecnico o le impiegate del Parco nazionale, proviene da Pescasseroli ed è costretto a raggiungere il paese a piedi.
Per la chiusura del ponte rischia ormai di collassare anche l’economia della Valle del Giovenco. A sostenerlo è il presidente del Comitato cittadino Ponte Giovenco. «Due vallate e due territori isolati dal giorno 8 giugno 2018», spiega Silvano Di Pirro, «con gravissimi disagi sociali, economici, sanitari e umani. Tre mesi durante i quali non è stato fatto assolutamente nulla per risolvere il problema. Sul ponte non è stato fatto nessun intervento, neanche minimo, e la strada è tuttora impercorribile. Sembra impossibile, invece è la dura e cruda realtà. Si avvicina l’inverno e questo territorio non può assolutamente permettere il perdurare di una situazione così drammatica. Allo spopolamento progressivo e inarrestabile non si può sommare anche l’isolamento: sarebbe la fine per i paesi del territorio».
Il Comitato ponte sul Giovenco, dopo la riunione nella sede della Provincia in cui è emersa l’impossibilità di riaprire in via provvisoria il ponte pericolante, chiede certezze sugli interventi. Lo stesso Comitato, forte delle mille firme raccolte, sperava nella realizzazione di un ponte alternativo, pronto per l’inverno.
Un ponte in acciaio, nello specifico, a spese del Comune di Bisegna da realizzare attraverso un finanziamento della Cassa depositi e prestiti. Struttura che sarebbe dovuta nascere accanto all’attuale ponte sulla provinciale 17. «Ma questa soluzione alla fine non è stata possibile», aggiunge Di Pirro, «così come disattese sono rimaste le tante altre promesse via via fatte. Si proceda invece con un immediato accordo di programma tra la Provincia e il Comune di Bisegna e con ricorso alla procedura della “somma urgenza” si affidi subito il lavoro di puntellamento del ponte con la conseguente riapertura della provinciale 17 del Parco».
La marcia di domenica prossima, da Ortona dei Marsi (via Aia-monumento ai Caduti) e contemporaneamente da Pescasseroli (piazza Sant’Antonio), servirà a chiedere un impegno serio, concreto e responsabile da parte di tutti gli enti per scongiurare la morte di un intero territorio.
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