Ponte di Belvedere, sì alla demolizione

La perizia dell’ingegner Fracassi non fa sconti: la struttura va sostituita con una più leggera. E sotto niente abitazioni
L’AQUILA. Il ponte Belvedere deve essere demolito. Al suo posto ne va costruito un altro più leggero e, soprattutto, rispondente alle attuali normative.
Sono queste le conclusioni della perizia che il Comune un mese fa aveva affidato allo studio di ingegneria di Fausto Fracassi. La nuova struttura, secondo le cifre fornite da Fracassi, potrebbe costare intorno ai 4 milioni di euro (il Comune per ora ha solo poco più di un milione). Chiaramente le case popolari, attualmente sotto il ponte, vanno abbattute e non saranno ricostruite (in tal senso c’è già un’intesa di massima tra gli ormai ex inquilini, l’Ater e l’ente locale).
LA PERIZIA. Il “risultato” della perizia non è, a dire il vero, una novità. Sin dal momento dell’affidamento dell’incarico, soprattutto laddove si faceva riferimento alla necessità di rispettare le norme più recenti, era chiaro che la conclusione non poteva che essere quella di “suggerire” al Comune di abbattere il ponte. Alla conferenza stampa era presente il vicesindaco Raffaele Daniele che si è assunto l’onere di seguire l’iter che porterà a ridisegnare alcune parti della città (dal ponte Belvedere, a Porta Barete, a Porta Leoni al viale della Croce Rossa). Daniele non si è sbilanciato sulle mosse future, ma a questo punto la strada che si apre è quella di “sposare” il progetto dell’archistar tedesca, Volkwin Marg che tra l’altro circa un anno fa era stata all’Aquila – per mettere a punto l’idea progettuale – ma non su invito del Comune bensì della ditta Unirest che lo aveva coinvolto dopo che la stessa aveva risposto, da sola, all’avviso pubblico per un progetto di finanza che prevedeva interventi sia su Belvedere che nella zona del ponte di Sant’Apollonia, in via XX Settembre, con parcheggi e quant’altro. Il progetto di finanza è stato archiviato a fine giugno con motivazioni a dire il vero non molto convincenti ma quello dell’archistar (che a dicembre 2019 non era stato ritenuto utilizzabile da Unirest per il semplice fatto che non era possibile calarlo tecnicamente nel project financing) si appresta a essere “rispolverato” dall’amministrazione Biondi. Ma di questo sicuramente si parlerà entro poche settimane.
LE MOTIVAZIONI. L’ingegner Fausto Fracassi, per illustrare la perizia, più che una conferenza stampa ha tenuto una lezione sulla costruzione dei ponti. La sua esposizione è stata convincente, anche se ostica per i non addetti ai lavori. Semplificando al massimo i concetti (col rischio anche di banalizzarli) ci si può focalizzare su alcune questioni. Fracassi ha sostanzialmente detto che il ponte all’inizio degli anni Sessanta del secolo scorso fu progettato molto bene dall’ingegner Aldo Arcangeli. In quasi sessant’anni, però, non è stata fatta nessuna manutenzione e il ponte si è “irrigidito”, nel senso che i pezzi di cui è composto fanno ormai blocco unico mentre dovrebbero essere più “elastici”. E allora perché col terremoto del 6 aprile 2009 non è crollato, anzi ha avuto pochi danni? Per il fatto che l’oscillazione è stata assorbita dai terrapieni laterali. È stata, quindi, una casualità fortunata (l’ingegnere Fracassi, a dire il vero, ha usato un termine ancora più esplicito) se non si è verificata una tragedia nella tragedia. Ma c’è un secondo elemento che taglia la testa al toro. Il ponte è poggiato su un terreno che all’epoca non fu sottoposto (perché le norme non lo prevedevano) a verifica geologica. Oggi un ponte non può poggiare semplicemente sul terreno ma – come si è visto in questi giorni per il ponte di Genova – la piastra in cemento armato da cui partono le pile (o piloni) deve essere ancorata dentro una gabbia fatta di pali infilati a enorme profondità. Infine «la campata centrale non è assolutamente atta a sopportare i carichi da traffico previsti dalla vigente normativa».
SCELTA OBBLIGATA. Insomma, non ci sono molte alternative all’abbattimento del ponte. L’ingegnere Fracassi ha anche fatto un esempio: «Il restauro e l’ammodernamento tecnico di un’auto progettata e costruita negli anni Sessanta del secolo scorso potrebbero mai renderla atta a competere con una di pari classe attuale, assicurando nel contempo la sua affidabilità per i prossimi cinquant’anni?». È una cosiddetta domanda retorica, che ha già la risposta incorporata. Ha concluso l'ingegnere: «L’Aquila e gli aquilani meritano un ponte Belvedere solido e sicuro, che tenga conto della normativa più attuale e, quindi, sicuramente affidabile per gli anni a venire, cosa difficilmente perseguibile con l’attuale struttura». Il che tradotto vuol dire: demolire quello che c’è e costruire un ponte nuovo.
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