Porno-ricatti via mail, decine di casi

Nuova ondata anche nell’Aquilano e qualcuno è caduto nel raggiro. Gli investigatori: richieste innocue, basta non pagare
L’AQUILA. La Polizia postale sta ricevendo, ormai da diverso tempo, decine di segnalazioni da parte di persone che ricevono e-mail con minacce di diffondere immagini compromettenti, anche a sfondo sessuale, e, in cambio del silenzio, vengono chiesti soldi: in genere alcune centinaia di euro. Una nuova estorsione di massa, dunque, da parte di malviventi che hanno base in Romania e in Africa. L’e-mail arriva da quello che sembra essere il nostro stesso indirizzo di posta elettronica.
Un ricatto che poggia solo sulla mancanza di informazioni della gente, visto che, nonostante si tratti di una forma di reato non praticabile, tuttavia c’è chi cade nella trappola: anche nell’Aquilano ci sono persone che hanno pagato.
Il mittente della e-mail – nascosto dietro a un nome di fantasia – ci informa che, proprio grazie alla conoscenza della nostra password, sarebbe riuscito a ottenere il controllo del nostro dispositivo e della webcam, e avrebbe, successivamente, girato a nostra insaputa un filmato, che ci ritrarrebbe intenti a guardare film pornografici.
Prosegue minacciandoci che, se non procederemo al pagamento di un riscatto, egli diffonderà il presunto video intimo a un elenco di nostri contatti (familiari e amici), di cui disporrebbe grazie a un presunto, precedente accesso abusivo ai nostri profili social.
“Riveliamo a tutti che navighi nel porno”, questa è una delle principali tipologie di minacce e, talvolta, nel ricatto ci cade, per inesperienza e paura, anche chi sul porno non ha mai navigato.
Ma la polizia postale assicura che per non avere problemi basta non pagare. «Nulla di tutto ciò è reale», dice la Polpost in una nota. «Siamo piuttosto di fronte all’ultima modalità con la quale criminali informatici senza scrupoli tentano di terrorizzarci, per consumare ai nostri danni una vera e propria cyber-estorsione. L’unico elemento autentico dell’intera vicenda è rappresentato proprio dalla parola d’ordine, anche precedente e da noi non più utilizzata, del nostro account virtuale, della quale i criminali in questione sono entrati in possesso sfruttando, presumibilmente, i numerosi mercati neri presenti sul darkweb».
«Tutto il resto», prosegue, «invece, rappresenta un’invenzione elaborata al solo scopo di gettarci nel panico e indurci a pagare la somma illecita: è tecnicamente impossibile, infatti, che chiunque, pur se entrato abusivamente nella nostra casella di posta elettronica, abbia potuto – per ciò solo – installare un virus in grado di assumere il controllo del nostro dispositivo, attivando la webcam o rubando i nostri dati».
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