Porta Barete, ecco la città che cambia

Tanto verde pubblico e rimozione del ponte di via Vicentini Previsti il recupero e la valorizzazione della cinta muraria
L’AQUILA. “Una società cresce e diventa grande quando gli anziani piantano alberi alla cui ombra sanno che non potranno sedersi”. È tutto in questo proverbio greco, posto a introduzione del Programma di recupero urbano direzionalità di Villa Gioia e del Progetto unitario di Santa Croce/Porta Barete, il significato della ricostruzione dell’Aquila.
Niente a che vedere con il “dov’era e com’era” difeso nei primi anni del post-sisma: la città diventerà (o almeno questa è l’intenzione degli amministratori) un luogo diverso da quello che era prima del terremoto, moderna e a misura di famiglia, in cui il livello urbano s’intreccerà con quello verde e pubblico, con ampi luoghi da recuperare, secondo lo schema “meno cemento e macchine, e più spazio per l’uomo”. C’è ancora molto da fare sul fronte, ad esempio, della riqualificazione di certi quartieri periferici, come Pettino; intanto, però, un altro pezzo di città sta per prendere una forma nuova. È il quadrilatero che costituisce l’ingresso occidentale più trafficato, ricompreso tra Villa Gioia, Santa Croce e Porta Barete che, per estensione, lambisce anche piazzetta Lauretana. Il 31 marzo la giunta comunale (all’ultimo miglio della consiliatura l’amministrazione accelera) ha approvato il programma di recupero con una delibera arrivata dopo anni di acceso confronto-scontro con i cittadini, in particolare i residenti del palazzo noto come “civico 207”. Il programma avrà una copertura economica di circa 3,7 milioni di euro per la “Direzionalità Villa Gioia” e oltre 3,5 milioni per “Santa Croce/Porta Barete”. Risale al 2014 il “caso-Porta Barete”, una delle storiche porte dell’Aquila della quale si era persa la traccia dopo il terremoto del 1703 e riemersa durante i lavori di ricostruzione, perché il palazzo sorgeva (ora è stato abbattuto e verrà ricostruito a Villa Gioia, al posto dell’ex Istituto Magistrale) proprio nella zona dove furono individuate le tracce dell’antico manufatto: unico intervento forzato di un edificio residenziale da delocalizzare e che ha visto anche un ricorso al Tar dei residenti, poi perso. Fu il nunzio apostolico monsignor Orlando Antonini a farsi portavoce dell’esigenza di recuperare Porta Barete e di valorizzarla. Ora si passa alla fase due. «Il piano si attiverà in due fasi», commenta l’assessore alla Ricostruzione, Pietro Di Stefano, «una privata con i condomini e l’altra pubblica con la procedura d’appalto. Un bella immagine della città si potrà stagliare all’orizzonte, con la rimozione del ponte di via Vicentini (realizzato all’epoca dalla giunta Lombardi) e il recupero della cinta muraria come già è possibile vedere su viale della Croce rossa e via XXV Aprile».
Il programma di recupero, oggetto di accordo di programma con la Provincia, prevede di ricostruire tre immobili al posto dei sei che insistevano a ridosso delle mura. Scomparirà il terrapieno di via Roma, accumulo di terra e detriti di fine ’800, poi diventato una via d’accesso alla città per esigenze di mobilità, mentre nella parte iniziale via Roma diventerà un percorso verde e pedonale, dotato di parcheggi, e scenderà di quota, al livello di via Corrado IV. Dentro le mura, inoltre, si potrà godere del recupero dell’antica porta Lavaretum. Si tratta di una zona “densamente interessata da edificato residenziale”, si legge nella relazione tecnica degli architetti, “dove si sono andati depauperando, con le stratificazioni otto-novecentesche, alcuni dei patrimoni di cui è stata portatrice la città fino alla prima metà del ‘900».
Il progetto punta a ridurre l’aggressione edilizia e stradale ai beni culturali delle mura, della Porta e della chiesa di Santa Croce con l’obiettivo di riqualificare l’area da un punto di vista urbano. Obiettivi da raggiungere attraverso il diradamento insediativo e la rimodulazione della viabilità pubblica, migliorando la fruizione del patrimonio culturale con la realizzazione di percorsi pedonali, spazi verdi e attrezzati a integrazione del Progetto Mura e del progetto strategico “Viale della Croce Rossa”.
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