Porta Barete, il Comune vuole spostare i palazzi

1 Aprile 2015

L’amministrazione va avanti per la riqualificazione dell’area di accesso Ovest «Serve la collaborazione dei residenti, pagheremo noi le modifiche ai progetti»

L’AQUILA. Il Comune tira dritto. Su Porta Barete l’amministrazione Cialente vuole spostare i palazzi. Anzi, realizzare il progetto di «alleggerimento» del carico urbanistico della zona di Santa Croce. Ma per farlo ha bisogno della collaborazione dei residenti. E se per alcuni dei palazzi la via della trattativa è stata praticata – oppure è ancora in corso – con qualche minima possibilità di riuscita, per il civico 207, vero convitato di pietra della presentazione del piano, la strada appare più difficile. Di recente, infatti, i residenti del condominio hanno detto di sentirsi dei «perseguitati» da coloro che «sanno che Porta Barete non esiste più ma si guardano bene dal dirlo chiaramente...tentando con ogni mezzo di privarci delle nostre case, attraverso convergenze di intenti e di azioni ai nostri danni degne di approfondimenti giudiziari» annunciando di essere «intenzionati ad andare avanti non tollerando nessun ulteriore tentativo illegittimo di ostacolarci».

Insomma, il cammino pare arduo ma nonostante ciò il sindaco Massimo Cialente, affiancato dagli assessori Pietro Di Stefano e Maurizio Capri e dall’architetto Chiara Santoro, ha calato le carte in tavola per vedere l’effetto che fa. Il Comune vuole liberare l’area Santa Croce-Porta Barete dagli edifici che contrastano con il contesto. La via scelta è quella del negoziato coi residenti, ma il Comune non rinuncia a un progetto che comprende anche l’eliminazione del terrapieno, la demolizione del ponte di cemento armato su via Vicentini, l’allargamento di via dei Marsi.

Lo scopo è quello di creare una sorta di corridoio verde che congiunga l’area di piazza d’Armi da una parte con via XXV Aprile (dove le mura urbiche sono state già sottoposte a lavori di restauro) e dall’altra con il viale della Croce Rossa arrivando, dunque, a ridosso del Parco del Castello cinquecentesco. Il che permetterebbe anche di scoprire la facciata della chiesa di Santa Croce. Oltre alla demolizione di alcuni manufatti abusivi realizzati nel corso degli anni sempre nella stessa zona.

Un’idea rispetto alla quale il Comune si dice pronto anche a farsi carico di alcune spese di «riprogettazione», offrendo abitazioni sostitutive a coloro che volessero cambiare casa non soltanto per spostarsi in periferia ma anche in centro storico. Insomma, a sentire gli amministratori, è tutto piuttosto semplice.

Sindaco e assessori hanno anche spiegato che per alcuni palazzi non ci sarebbero contrarietà allo spostamento, il che permetterebbe di ridurre l’impatto delle costruzioni ritenute contrastanti con il contesto liberando uno spazio per spostare «di una decina di metri» l’edificio del civico 207. Il palazzo spostato potrebbe essere «ampliato» alla base, riducendo l’altezza, oppure «ristretto» allo scopo di non impattare con le mura. Il sindaco ha parlato stringendo tra le mani il renderingdel progetto. Un’idea che comunque è al centro di una serie di ricorsi e controricorsi che sono destinati già adesso a complicarne la piena attuazione. Oltre al Tar, che si è espresso con una sospensiva sul vincolo apposto sull’area, dopo un esposto la Procura ha indagato due funzionari comunali per falso, in quanto avrebbero attestato che alcuni scavi consistevano in saggi eseguiti da Comune e Gran Sasso Acqua spa per riparare una tubatura mentre, in realtà, si sarebbe trattato di una ricerca di tracce delle antiche mura. Insomma, un bel rompicapo.

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