Porta Barete, spunta un altro ricorso al Tar

29 Aprile 2021

Il giudizio avviato dai proprietari di uno degli appartamenti del palazzo che verrà realizzato altrove

L’AQUILA. I tempi per la “riscoperta” e la riqualificazione di Porta Barete saranno condizionati anche dalle decisioni del Tribunale amministrativo regionale. Ieri mattina sull’Albo pretorio del Comune dell’Aquila è apparsa una delibera di Giunta che autorizza l’Avvocatura comunale a costituirsi nel “giudizio amministrativo” avviato su ricorso dei proprietari di un alloggio che faceva parte di un palazzo che, in base all’accordo di programma del 2016 sulla riqualificazione di Porta Barete, non sarà ricostruito dov’era ma dovrebbe essere delocalizzato. Da quello che si legge nella delibera i ricorrenti chiedono «la condanna del Comune al risarcimento dei danni che sarebbero derivati dall’asserita incompletezza dell’accordo di programma del 16 maggio 2016, approvato con decreto del presidente della Provincia dell’Aquila recante variante urbanistica e previsioni esecutive per il recupero dell’area di Porta Barete».
La sostanza del ricorso è che tutta “l’operazione urbanistica” intorno a Porta Barete (tra l’altro contestatissima da chi abitava in quella zona) ha di fatto ritardato la ricostruzione di alloggi che diversamente sarebbero stati già riconsegnati ai legittimi proprietari. La questione posta è importante perché presuppone anche una disparità di trattamento tra i cittadini aquilani (fra quelli che hanno già riavuto la casa e quelli che invece stanno ancora aspettando). Una disparità che in questo caso è stata dovuta alla decisione del Comune dell’Aquila di cambiare volto all’area Porta Barete -Santa Croce prevedendo la non ricostruzione di almeno due condomìni che insistevano a ridosso delle mura storiche. Questo ricorso al Tar si aggiunge a quello avviato a gennaio 2021 con il quale si chiede l’annullamento della graduatoria del concorso di progettazione sulla riqualificazione dell’area di Porta Barete. In questo caso il ricorso è stato presentato dal gruppo tecnico che si è classificato secondo. L’accordo di programma (che di fatto è una variante al Piano regolatore) finito nel mirino del ricorso presentato a fine marzo e con il quale si chiedono i danni per la mancata ricostruzione di appartamenti privati, prevede tra l’altro i seguenti interventi: rimozione del terrapieno di via Roma e del sottopasso di via Vicentini con sistemazione degli spazi pubblici; adeguamento di via dei Marsi; sistemazione di via Santa Croce e degli spazi connessi; miglioramento degli accessi pedonali all’area di Porta Barete da via Corrado IV. Inoltre, nel documento vengono previsti «interventi di demolizione e ricostruzione – previa rilocalizzazione con contestuale cessione delle aree cedenti – delle volumetrie residue a seguito dei riacquisti» . E si sottolinea che «l’area è interessata dal vincolo della Soprintendenza apposto dopo il ritrovamento di manufatti all’esito degli scavi archeologici condotti nell’area che comprende, oltre le mura e la Porta, i vani che ospitavano il corpo di guardia e altre strutture».
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