Porta Barete, spunta un progetto sull’area del condominio 207

13 Novembre 2019

Nella parte non vincolata la proposta per un edificio a 2 piani Si tratta degli alloggi per due delle famiglie residenti in zona

L’AQUILA. La giunta comunale ha approvato il bando relativo al concorso internazionale per la riqualificazione dell’area di Porta Barete. Ma l’impressione è che si siano fatti i conti senza l’oste. Infatti nel gennaio scorso in Comune è stato presentato un progetto che prevede, nella parte dell’area di Porta Barete non vincolata dalla Soprintendenza, la realizzazione di un edificio su due piani, con due alloggi, nei quali dovrebbero tornare due famiglie che fino al 6 aprile 2009 abitavano nell’ormai “famoso” condominio 207. Il progetto è a firma dell’ingegner Antonello Salvatori ed è stato inviato sia al Comune che alla Soprintendenza.
«Dai due enti», dice oggi Daniela Piancatelli, i cui genitori attendono da 10 anni di riavere la casa in via Arco di Santa Croce, «non abbiamo avuto risposte ufficiali ma solo interlocuzioni verbali che non hanno portato per adesso a nulla di concreto». Il nuovo edificio a due piani dovrebbe sorgere in una piccola porzione dell’area dove insisteva il condominio 207 (che aveva 15 alloggi) e non dovrebbe interferire con la riqualificazione di Porta Barete e tantomeno con l’area vincolata. Ma per districarsi in una vicenda ormai annosa bisogna ripartire dal 2016 quando fra Comune, Provincia e Ater fu sottoscritto un accordo di programma per riqualificare Santa Croce e Villa Gioia. La “riscoperta” di Porta Barete (che in realtà sarebbe l’antiporta) – così come vuole il Comune – ha avuto come condizione, sin dall’inizio, la demolizione e la non ricostruzione di due dei cinque palazzi che si trovavano sulla sinistra di via Arco di Santa Croce (entrando da via XX Settembre). Oggi in realtà non ci sono nemmeno gli altri tre, anch’essi abbattuti se pur in attesa di essere ricostruiti. A destra, subito dopo la chiesa (che è nel più completo abbandono), è stato già rifatto un palazzo e un altro è in via di completamento. Per i due edifici (il 207 e il 33) invece non c’è stata nessuna “pietà”. Una parte degli ex “inquilini” del 33 (quella che non ha scelto la casa equivalente) andrà in uno dei tre palazzi che sarà ricostruito – all’altezza della curva – con sagoma più modesta. Resta la questione del 207 sul cui sedime (solo una parte naturalmente) dovrebbe nascere l’edificio a due piani come da progetto presentato a gennaio. «La nostra», dice Piancatelli, «è una battaglia di civiltà, i miei genitori hanno vissuto qui e devono tornare qui. Tutti gli aquilani hanno diritto a riavere quello che il terremoto ha tolto loro e non può essere il Comune o chicchessia a decidere sulla vita delle persone spostandole a piacimento. È un vero sopruso a cui ci opporremo con tutte le nostre forze. È stato approvato il concorso di progettazione per Porta Barete? Bene, ora approvassero anche il nostro progetto». Tra l’altro le aree che insistono su Santa Croce-Porta Barete dove c’erano i palazzi sono private e quindi si dovrebbe procedere, nel caso, a espropri le cui procedure però non sarebbero state nemmeno avviate. Il rischio è che si inneschi una battaglia legale che potrebbe portare l’avvio del cantiere di Porta Barete alle calende greche. Forse sarebbe necessario un po’ di buonsenso cominciando magari a mettere intorno a un tavolo gli “attori” interessati per cercare una via d’uscita a una vicenda tanto intricata.
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