«Porta Barete, un recupero necessario»
Associazioni in campo per sollecitare il Comune a pronunciarsi sulla zona di Santa Croce al centro di un’antica disputa
L’AQUILA. «Ormai basta parole, sull’area di Santa Croce con la contestuale riscoperta di Porta Barete bisogna fare presto. A nove anni dal terremoto diventano inspiegabili ulteriori ritardi». Alcune delle associazioni cittadine che da anni si battono per restituire alla parte Ovest dell’Aquila un ingresso degno di una città di origine medioevale che ha una cinta muraria con pochi uguali in Italia (si tratta di oltre 5 chilometri con numerose porte fra quelle esistenti e quelle scomparse, ma riccamente documentate) tornano ad animare il dibattito su una vicenda che a cavallo del cambio di amministrazione comunale sembrava essere finita nel dimenticatoio.
ITALIA NOSTRA. Il professor Paolo Muzi, presidente della sezione dell’Aquila di Italia Nostra, ribadisce la posizione della sua associazione: «Già nel 2014 chiedevamo coraggio da parte dell’amministrazione comunale alla quale sollecitavamo con forza», dice Muzi, «un progetto speciale per le mura, le antiche porte e il pomerio; parlavamo di un piano lungimirante per poter comprendere e risolvere al suo interno tutte le incongruità presenti». Anche Muzi, come Cesare Ianni di Jemo ’nnanzi, afferma quindi che il caso Porta Barete è solo un tassello di un puzzle molto più ampio.
FONDO PER L’AMBIENTE. Proprio in questi giorni, ad esempio, si stanno svolgendo incontri per un riutilizzo intelligente e funzionale del complesso dove c’erano Biblioteca, Liceo Classico, Convitto nazionale, Camera di Commercio. Si va definendo la nuova veste dell’area dell’ex distretto militare dove tra qualche tempo tornerà l’Archivio di Stato (oggi, come la biblioteca ex provinciale, localizzato nel nucleo industriale di Bazzano). Si tratta di scelte che condizioneranno (e si spera miglioreranno) per decenni la qualità della vita dentro le mura (con tutte le ricadute su commercio e attività culturali) che quindi vanno fatte con attenzione. Poi non ci sarà tempo per rimediare. «L’Aquila», sottolinea la professoressa Vincenza Turco, rappresentante aquilana del Fai (Fondo ambiente italiano), «deve rinascere riscoprendo il valore delle proprie bellezze. A Porta Barete», aggiunge, «è stata ormai riconosciuta una valenza identitaria e dunque rappresentativa della città, in grado di suscitare interesse e attrarre visitatori. Il tempo e l’esperienza insegnano che avvicinare la gente alla fruizione e al godimento del patrimonio culturale è la chiave per aumentarne il valore. È necessario che le istituzioni e la cittadinanza operino, ora più che mai, con forza sinergica per il recupero della storia, di cui Porta Barete è testimone, come propria memoria identitaria, supportata dal quel profondo senso di appartenenza che connota la città dell’Aquila».
ARCHEOCLUB. Anche l’Archeoclub, di cui è presidente Maria Rita Acone, conferma quanto affermato ripetutamente nel corso di questi anni: «Se si vuole ricostruire la città ricercando armonia, bellezza e valorizzazione di ciò che la storia ci ha donato non possiamo continuare a dimenticare i nostri monumenti, ma abbiamo tutti la responsabilità di donare alla storia che verrà una città migliore. In passato, del resto, abbiamo avuto alcuni esempi di monumenti salvati dalle ruspe dalla capacità che i cittadini hanno avuto di impedire che si attuassero distruzioni di luoghi fortemente identitari. Esempio fra tutti proprio una cinta muraria, quella della città di Lucca, che oggi regala a residenti e visitatori una delle più belle passeggiate d’Italia. Una nuova cultura può aiutarci a superare difficoltà e divisioni, un nuovo modo di pensare e di trovare soluzioni potrebbe essere ciò che può e deve fare dell’Aquila una vera capitale della cultura per la capacità dimostrata nel ricercare percorsi utili a migliorare la vita dei suoi cittadini, oltre che le sue bellezze artistiche e naturalistiche». E che si faccia presto continuano a chiederlo anche gli inquilini dell’area di Santa Croce, quelli che non hanno chiesto abitazioni equivalenti o permute, che vogliono riavere al più presto la loro casa dopo otto anni di promesse finite nel nulla.
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