Porta una bomba in ospedale, fermata

La donna custodiva l’ordigno nella borsa: dopo 8 ore e l’arrivo degli artificieri si scopre che l’ordigno era disinnescato
SULMONA. Con l’aiuto dei carabinieri era stata trasportata a forza al pronto soccorso per accertamenti, dopo che si era messa a urlare in piazza Plebiscito svegliando mezzo quartiere. E mentre controllavano i documenti, i carabinieri si sono accorti che dentro la borsa la donna, una 45enne di origine slovacca, portava una bomba a mano. Subito è scattato l’allarme con l’ingresso principale dell’ospedale transennato e interdetto al passaggio di visitatori, pazienti, medici e infermieri, tutti dirottati nella parte posteriore della struttura sanitaria. Notte di apprensione all’ospedale di Sulmona dove ci sono volute quasi 8 ore per capire che l’ordigno non poteva far male perché disinnescato. A riportare la tranquillità e quindi la normalità nella struttura ospedaliera sono stati i militari del Genio dell’Esercito i quali, appena hanno avuto in consegna l’ordigno si sono subito accorti che era una bomba a salve. Ma solo verso le 7.30 di ieri l’allarme è cessato, con i carabinieri che hanno dato il via libera alla riapertura al pubblico dell’ingresso principale dell’ospedale e dell’area del pronto soccorso.
Tutto era iniziato verso mezzanotte, nel quartiere di Santa Maria della Tomba, dove la donna senza fissa dimora ha iniziato a dare in escandescenza. Urla e improperi contro tutto e tutti fino a quando i residenti, stufi di ascoltare le sue grida, hanno chiamato carabinieri e 118 affinché la riportassero a ragionare. Raggiunta dai carabinieri, la donna ha iniziato a correre per i vicoli dell’antico quartiere cercando di far perdere le proprie tracce. Dopo varie peripezie e con tanta difficoltà, la donna supera il metro e ottanta di altezza ed è molto robusta, i carabinieri sono riusciti a bloccarla e con l’aiuto del personale del 118 a farla salire sull’ambulanza direzione ospedale. Una volta in pronto soccorso i medici hanno somministrato alla slovacca un sedativo mentre i carabinieri, rovistando nella borsa per controllarne i documenti, si sono accorti che oltre agli effetti personali la donna portava con sé un ordigno bellico. Una bomba a mano di costruzione americana, utilizzata nella Seconda guerra mondiale. Con grande freddezza, il carabiniere che si era accorto della presenza dell’ordigno ha preso la borsa e l’ha portata fuori dai locali del pronto soccorso posandola in una siepe all’esterno della camera calda dov’è arrivano le ambulanze con i malati. Immediato è scattato l’allarme: temendo che la granata fosse ancora perfettamente funzionante, i carabinieri hanno chiesto i rinforzi. In pochi minuti sono arrivate altre due pattuglie e i vigili del fuoco che hanno provveduto a isolare la zona di accesso al pronto soccorso, dirottando urgenze, personale e i visitatori nella parte posteriore dell’ospedale. Nel corso della nottata sono state adottate tutte le misure di sicurezze per procedere alle verifiche del caso. È stato allertato anche il direttore sanitario Tonio Di Biase che ha predisposto altri locali per essere pronto ad affrontare qualsiasi tipo di emergenza. Fino all’arrivo da Napoli degli artificieri dell’Esercito che in pochi minuti hanno constatato l’innocuità dell’ordigno bellico. Alle 7.30 è rientrato l’allarme è tutto è tornato alla normalità. Dopo essere stata dimessa dal pronto soccorso, la donna slovacca è stata accompagnata nella caserma di via Sallustio dove è stata prima dichiarata in arresto per detenzione di materiale bellico per poi essere rimessa in libertà in attesa dell’udienza di convalida.
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