Post-sisma centro Italia, il caso incarichi

29 Dicembre 2016

Gli architetti: non accada quel che è successo all’Aquila con 428 lavori a un solo ingegnere

ROMA. Anche sul post-sisma del centro Italia si addensano le nubi del l’accaparramento degli incarichi. Una presa di posizione molto netta è quella di Giuseppe Cappochin, presidente degli architetti italiani in una lettera inviata al Commissario straordinario per la ricostruzione, Vasco Errani.

«È gravissimo», osserva Capocchin, «che il Protocollo d’intesa per la definizione dei criteri generali e dei requisiti minimi di accesso per l’iscrizione nell’elenco speciale dei professionisti abilitati – sottoscritto dal coordinatore della Rete delle professioni tecniche con il Commissario straordinario del governo per la ricostruzione – aggiri i principi delle trasparenza, di matrice comunitaria ed italiana, omettendo ed eludendo criteri certi ed espliciti finalizzati ad evitare l’accaparramento di clientela da parte di professionisti incaricati per attività di ricostruzione. Per questo motivo il Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori – che ha sempre fatto propri scopi e finalità del Decreto legge sulla ricostruzione, teso a risanare le zone dell’Italia centrale colpite dal terremoto nel rispetto di criteri etici e di trasparenza delle procedure – non vi ha aderito».

«Sorprende, poi», continua il presidente degli architetti italiani, «che venga di fatto ignorato quello che è accaduto, ad esempio, all’Aquila in occasione del terremoto del 2009, dove un solo ingegnere ha collezionato 428 incarichi da privati e sei professionisti ne hanno complessivamente acquisiti ben 1.685, senza contare poi analoghe situazioni avvenute dopo il sisma dell’Emilia Romagna. Così come è stato ignorato quanto deciso e sottoscritto, nel corso degli incontri tra il Commissario straordinario e la Rete delle professioni tecniche proprio in merito ai criteri finalizzati ad evitare la concentrazione degli incarichi professionali con la indicazione, peraltro, che tali criteri venissero recepiti dagli Ordini professionali come raccomandazione deontologica di comportamento dei professionisti stessi».

Quello del numero di incarichi in capo a un solo tecnico o a un numero ristretto di tecnici è diventato oggetto di scontro tra i tecnici e il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente.

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