Posti esauriti, cure in trasferta in Molise

Una madre accusa: «Nell’Alto Sangro logopedia impossibile, da quattro anni costretta a portare mio figlio a Isernia»
CASTEL DI SANGRO. Appena una ventina di posti per la logopedia assegnati a Castel di Sangro: da quattro anni deve varcare i confini di provincia e regione, fino a Isernia, per curare suo figlio. La denuncia arriva da una mamma residente in Alto Sangro, che racconta l’odissea sanitaria che ha per protagonista un bimbo di 11 anni. «Da quando ne aveva 7», precisa, «sono obbligata a portarlo a Isernia, due volte a settimana. La beffa è che per iscriverci alla lista d’attesa a Castel di Sangro non dobbiamo risultare già assegnati ad altre strutture. Va da sé che in quell’attesa il bambino non è seguito da alcun centro, regredisce e il disturbo diventa sempre meno trattabile, quindi tanto vale fare il sacrificio per non aggravare ulteriormente la situazione».
La disavventura della famiglia comincia nel 2014, quando dopo vari consulti decide di affidare il secondogenito a delle cure specialistiche per intervenire sul disturbo specifico del linguaggio, patologia assai diffusa in età evolutiva. Nella cittadina sangrina il servizio è erogato dal centro ambulatoriale di riabilitazione San Stefar, struttura sanitaria accreditata col Sistema sanitario nazionale che in Abruzzo conta altre quindici sedi. Il problema nasce quando la donna si presenta al distretto sanitario e scopre che a Castel di Sangro i posti sono limitati e le liste d’attesa lunghe.
«Il disturbo di mio figlio cominciava a destare una certa preoccupazione», spiega la donna (omettiamo il nome per tutelare il minore), «e così abbiamo ritenuto opportuno non perdere altro tempo e andare a Isernia, senza passare per la lista d’attesa a Castel di Sangro, dove avremmo dovuto aspettare non meno di sette o otto mesi».
E in effetti a Isernia il bambino trova subito posto nel centro di riabilitazione ambulatoriale Riabilis, anche questo convenzionato con il Sistema sanitario nazionale, e dopo appena dieci giorni comincia la terapia. «La distanza non eccessiva (comunque 60 km tra andata e ritorno, ndr), prosegue la madre del piccolo paziente, «senza considerare le spese per il viaggio, all’inizio non pesava e grazie alla disponibilità del logopedista di Isernia mi sono organizzata fin da subito con le sedute programmate durante la mia pausa pranzo, in modo da non sottrarre troppo tempo al lavoro».
Ma dopo quattro anni passati a fare la spola la donna non ci sta e si sfoga, anche a nome di tante altre famiglie penalizzate: «Adesso siamo stanchi. È un vero peccato avere una struttura in casa e dover andare fuori a causa dei posti limitati e delle attese troppo lunghe. Chiediamo a chi di dovere più attenzione verso questo territorio e una burocrazia più snella». Una burocrazia che paga ogni giorno il taglio dei fondi regionali a disposizione per i servizi sanitari».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

