«Potrò amministrare la città senza condizionamenti»

L’AQUILA. Perché chi ha votato un altro candidato al primo turno deve scegliere lei? E visto che si teme un’alta percentuale di astensionismo, come convincerà i cittadini a tornare alle urne?...
L’AQUILA. Perché chi ha votato un altro candidato al primo turno deve scegliere lei? E visto che si teme un’alta percentuale di astensionismo, come convincerà i cittadini a tornare alle urne?
«Intanto, credo che gran parte degli elettori del centrosinistra abbia dovuto dare un voto come dire, come dire, “costretto”, nel senso che molti hanno dovuto appoggiare candidati che per un motivo o per un altro hanno gestito il potere negli ultimi dieci anni, e in particolare negli otto che ci separano dal terremoto. Anni durante i quali sono state stanziate risorse pubbliche importantissime, che hanno dato la possibilità di ampliare un consenso clientelare che il centrosinistra, e in particolare il Pd, è sempre stato maestro nel generare. Adesso al ballottaggio questi condizionamenti vengono meno, non c’è neanche la possibilità della tracciabilità del voto che è stata molto più evidente con la doppia preferenza di genere. Non è un bene per la democrazia, sembra essere tornati alle quaterne della prima Repubblica. Adesso l’elettorato torna libero di scegliere, e il voto sarà più libero, così come potrebbe tornare a casa quell’elettorato di centrodestra che ha sostenuto candidati che un tempo erano dello stesso colore politico e che ora si sono riposizionati nel centrosinistra. Non dimentichiamo che gli elettori che hanno scelto gli schieramenti degli altri candidati a sindaco hanno votato segnando discontinuità rispetto all’amministrazione uscente, e siccome la discontinuità non la segna il Pd, se vogliono portare aria nuova al Comune è evidente la scelta che devono fare».
Cosa succederà lunedì 26 giugno?
«Il 26 sarò comunque una persona felice, perché qualunque sia il ruolo che gli elettori vorranno assegnarmi sarò un amministratore al servizio della città, un amministratore inflessibile che caccerà, o impedirà ai mercanti di entrare nel tempio. E sarà un grande onore difendere la città dagli interessi perversi di alcuni e dall’assalto alle prerogative di ruolo di capoluogo di regione che arrivano da D’Alfonso e dalla filiera del Pd».
Quale patto si sente di fare con gli aquilani?
«Sarò un sindaco “trasparente”, nel senso che non sono condizionato da interessi, un sindaco libero, di tutti, capace di ascoltare i cittadini, come ho sempre fatto, assumendomi anche la responsabilità di chiamare al governo della città le persone migliori, così come ho già chiarito con i partiti e le liste civiche della coalizione che mi sostiene. Stabilirò un piano a breve, medio e lungo termine e lo sottoporrò agli aquilani, perché a me non interessa gestire il potere ma amministrare bene la città. Per L’Aquila sogno una grande rigenerazione urbana, che determina anche rigenerazione sociale, sulla falsariga di quello che hanno fatto città come Bilbao, che dopo un programma rinnovato sulla mobilità urbana da città decadente si è trasformata in una delle mete europee più visitate. O Pittsburgh, una città di altiforni che dopo la deindustrializzazione era morta. Oggi è rinata grazie a investimenti importantissimi».
Che cosa non le piace dell’altra coalizione?
«È un’armata Brancaleone, dove c’è tutto e il contrario di tutto, i transfughi del centrodestra, i vecchi bastonatori del centrosinistra che hanno passato il loro tempo a bacchettare le politiche del loro stesso schieramento, a vomitare insulti sul renzismo per poi trovarsi a sostenere il più renziano del Pd, Di Benedetto, che in certi momenti ne ha pagato le conseguenze». (a.b.)
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