Powercrop, l’iter non si ferma

Il manager Cinti in tv: «L’impianto di energie rinnovabili sarà smantellato dopo alcuni anni»
AVEZZANO. Presadiretta si occupa delle produzioni e delle coltivazioni italiane e si accendono i riflettori sulla riconversione degli ex zuccherifici. Sono cinque in Italia gli impianti chiusi a partire dal 2005 in base a quanto stabilito dall’Europa che, grazie agli incentivi ricevuti, dovranno diventare centrali per bruciare cippato di pioppo. A Russi, Comune dell’Emilia Romagna, l’iter è già andato avanti. Stessa sorte potrebbe toccare alle colture orticole del Fucino che rientrano nella filiera corta, 70 chilometri dalla centrale, dove per regolamento la Powercrop dovrebbe prendere la materia prima da bruciare. Per andare alla fonte Riccardo Iacona, conduttore del programma di Rai 3, e Raffaella Pusceddu hanno bussato alla porta di Raimondo Cinti, presidente gruppo Powercrop. «Per tutto il mondo saccarifero ci sono fondi in arrivo dall’Europa», ha spiegato Cinti, «e come previsto dalla normativa beneficiamo delle tariffe agevolate delle energie rinnovabili e degli incentivi. Molti impianti, come accaduto già per gli ex zuccherifici, al termine della loro vita possono essere smantellati». Altro problema sono gli approvvigionamenti.
Per l’impianto di Avezzano servirebbero 275mila tonnellate l’anno di biomasse da bruciare. «Abbiamo già fatto degli accordi con le associazioni degli agricoltori per la biomassa e abbiamo visto che possiamo avere il materiale direttamente dal territorio», ha concluso Cinti, «non è vero che le coltivazioni entro i 70 chilometri potrebbero essere completamente assorbite dal cippato. Da uno studio solo il 3 per cento del territorio le coltiverebbe». (e.b.)
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